Cesena, 11 ottobre 2016 - Manuela Teverini (31 anni) sparisce la notte tra il 5 e il 6 aprile 2000. Il marito Costante Alessandri, che ora con la riapertura delle indagini è indagato di nuovo per omicidio e occultamento di cadavere, ha sempre raccontato che quella notte lui dormiva, nella loro casa di Capannaguzzo, insieme alla figlioletta Lisa di 4 anni. E alla mattina quando si svegliò la moglie non c’era più. Manuela è stata dichiarata ‘morta presunta’ lo scorso anno.

L’inchiesta venne archiviata nel 2003 dopo che il 27 dicembre 2002 Costante Alessandri fu arrestato e rilasciato un mese dopo. La polizia, attraverso intercettazioni ambientali, rilevò che l’uomo a una prostituta moldava che frequentava aveva detto: «Sì, mia moglie l’ho uccisa io e nascosta vicino alla cuccia del cane». Tutto il terreno attorno alla casa di Capannaguzzo fu così messo sottosopra da ruspe e controllato con il georadar. Non emerse nulla. Così Alessandri venne scagionato dal tribunale del Riesame.

 

E’ tranquillo Costante Alessandri, forse un po’ ingrassato rispetto a tredici anni fa ma in forma. E’ appena tornato dal lavoro (la stessa azienda di sementi di quel tempo), accanto a lui come allora l’avvocato ravennate Carlo Benini. La riapertura delle indagini del ‘caso Teverini’ del 6 ottobre non lo ha scosso; le nuove perquisizioni nella sua abitazione a Capannaguzzo e per la prima volta in quella del fratello Franco nemmeno.

Alessandri la procura ha ripreso il caso, se lo aspettava?

«No, assolutamente. Sono venuti da me e da Franco, gentili ed educati. A casa mia hanno prelevato videocassette di famiglia e un computer che uso solo per musica, foto e vedere gli animali. Comunque non troveranno nulla come la volta precedente».

Lei in tutti questi anni a cosa ha pensato?

«Ho sperato a lungo che mia moglie tornasse. Ho saputo solo dopo la sua scomparsa che aveva chiesto appuntamento a un avvocato. A me non risultava che ci stessimo separando. Poi il dolore di avere una figlia che non conosco».

Da quanto tempo non la vede?

«Dal 2004, pochi incontri e con gli assistenti sociali. Se passasse qui adesso non saprei riconoscerla».

Proprio Lisa, ora ventenne, insieme alla famiglia di sua moglie ha spinto perché il caso fosse riaperto. Cosa le direbbe?

«Che la verità gliela racconto io, quella che conosce è distorta. Non credo abbia una buona opinione di suo babbo ma è stata condizionata dall’ambiente dove è cresciuta. Capisco però sia lei che i familiari di Manuela che l’hanno allevata».

Cosa è successo a Manuela?

«Nè io nè lei eravamo dei santi, ci sono cose di famiglia che non sa nemmeno il mio avvocato. Non le ho mai raccontate a nessuno, le direi solo a mia figlia».

Secondo lei Manuela è viva?

«No, me lo dice il tempo. Sedici anni senza una telefonata, un segnale ai suo cari».

Lei però alla sua amica moldava confessò d’essere l’assassino.

«Sì a quella persona tenevo tanto, mi piaceva proprio. Mi chiedeva continuamente di Manuela e mi intimò che se non le avessi detto la verità mi avrebbe lasciato».

Quindi?

«Mi ero accorto che era collegata con gli investigatori. Per non perderla la supplicai e feci l’enorme sciocchezza di dirle quello che voleva sentire ‘Sono stato io a ucciderla e l’ho sepolta vicino alla cuccia del cane’. Comunque...».

Comunque?

«La polizia è venuta tredici anni fa, ha rovesciato tutto il podere di Capannaguzzo e mi sono sentito sollevato».

Ora gli investigatori sono tornati. Lei è di nuovo accusato.

«So di essere innocente, il mio carattere sereno mi ha permesso di resistere tutto questo tempo alle pressioni. L’altra volta le indagini furono poco attente, ora c’è dialogo».

Sempre da intercettazioni risulterebbe che all’amica moldava avrebbe anche detto che quando andava a dare da mangiare al cane se alzava gli occhi vedeva dove è sepolta Manuela. E la casa di suo fratello Franco in linea d’aria è vicina alla sua.

«No, queste parole non sono mie».

Alessandri, lei ora cosa spera?

«Solo di riavvicinarmi a mia figlia. Quando era piccola non si addormentava mai senza di me».