Cesena, 7 settembre 2017 - Centoventitrè vite che cambiano. Operai che da anni timbravano il cartellino in una delle sedi Trevi italiane. Padri di famiglia, ragazzi all’inizio della loro carriera, dipendenti esperti che hanno passato una vita intera fra scavi, fondazioni e pali trivellati. Sono loro che domani, dalle 9 alle 11, alzeranno le bandiere dei loro sindacati davanti alla portineria della loro azienda per protestare contro la decisione che gli ha appena comunicato Trevi di tagliare 123 contratti di lavoro sui 450 dipendenti italiani, fra i quali, a detta dei sindacati, 10 cesenati.

Un movimento messo in atto dai sindacati Cgil-Cisl e Uil e comunicato dalle Rsu. «A inizio agosto l’azienda ha convocato i lavoratori per comunicargli il taglio di 150 lavoratori – spiega Mauro Bianchi, segretario generale della Fillea Cgil Cesena –. Inizialmente ci hanno comunicato che il taglio del personale riguardava 150 operai di cantiere. Una pesantissima procedura di mobilità iniziata il 2 agosto. Ci siamo incontrati con l’azienda il 10 agosto per chiedere di ripensare ai numeri. Ci sono venuti incontro riducendo il taglio da 150 a 123 dipendenti, ma il problema continua ad essere troppo grande».

C’è rabbia, frustrazione, paura. Anche se la decisione non è stata calata a ciel sereno. Ma è arrivata dopo tre anni di cassa integrazione ordinaria e straordianaria, che scade il 16 ottobre. «Non ci sono più ammortizzatori sociali a disposizione, sono già stati utilizzati tre anni e cinque mesi – racconta Giuseppe Meglio di Feneal Uil cesenate –. L’rsu Trevi, allora, ha comunicato un pacchetto di otto ore di sciopero, che inizierà domattina. I lavoratori hanno già attivato lo stato di agitazione. E’ stato attivato lo stato di crisi regionale e l’incontro in Regione a giorni».

A dargli seguito arriva Giuseppe Meglio di Feneal Uil di Cesena: «L’azienda ci ha convocato 75 giorni prima della conclusione della cassa integrazione straordinaria. Ci incontremo di nuovo con l’azienda il 19 settembre». I sindacati confederali continuano a ribadire che non si aspettavano un taglio così netto. Nella sede di via Dismano chi ne subirà le sorti ora si occupa del magazzino e della parte amministrativa.

L’azienda, dall’altra parte, porta avanti la tesi «di un taglio delle unità cesenati inferiore ai 10 lavoratori, ma che a livello nazionale sarà comunque di 123 operai di cantiere». Una crisi legata «alle difficoltà che vanno avanti da tempo a causa del calo degli investimenti nelle infrastrutture in Italia – conclude l’azienda –. In questi anni il numero dei cantieri si è ridotto. Ma escludiamo la possibilità che il taglio venga ridotto con l’ulteriore spostamento all’estero - dove invece i cantieri vanno bene - dei lavoratori».