Civitanova, 28 settembre 2017 - Due anni e quattro mesi di reclusione, per aver molestato la nipote quindicenne. E’ questa la codanna inflitta a un impiegato di 54 anni ieri mattina. Per l’uomo, che ha sempre respinto con forza ogni accusa, la sentenza è stata uno choc.

I fatti di cui era chiamato a rispondere erano due episodi avvenuti nell’aprile del 2013 a Montecosaro e nel settembre del 2014 a Francavilla. Secondo quanto riferito dalla ragazzina, che con la famiglia vive nel Fermano, lo zio una volta, approfittando del fatto che erano soli in casa, le aveva infilato le mani sotto alla maglietta toccandole il seno. In un’altra occasione invece l’aveva baciata sulla bocca. Qualche anno dopo, all’improvviso mentre era scuola la ragazzina era scoppiata in lacrime, e quando l’insegnante le aveva chiesto cosa avesse, lei aveva raccontato i due episodi avvenuti tempo prima, come se finalmente si sfogasse per un segreto che troppo a lungo aveva tentato di nascondere. La preside della scuola dunque aveva fatto la denuncia ai carabinieri, e così erano partite le indagini da parte dei carabinieri nei confronti dell’impiegato. Alla fine l’uomo si è trovato accusato di violenza sessuale ai danni di una minorenne.

Ieri mattina per lui si è tenuto il processo con il rito abbreviato, in udienza preliminare al tribunale di Macerata. Il pubblico ministero Claudio Rastrelli ha chiesto l’assoluzione dell’imputato, ritenendo non ci fossero elementi per condannarlo. L’avvocato Fabrizio Cesetti, parte civile per la ragazza che nel frattempo ha compiuto 18 anni, ha invece sollecitato la condanna alla luce delle dichiarazioni della giovane, univoche e attendibili. I difensori hanno infine chiesto l’assoluzione, depositando una perizia secondo la quale la giovane non era credibile, in base ad alcuni indicatori psicologici, e che lei stessa aveva dichiarato, dopo quei fatti, che lo zio era un suo confidente a cui era sempre rimasta molto legata.

Il giudice Domenico Potetti ha però ritenuto colpevole l’imputato, condannandolo a due anni e quattro mesi. Ora l’uomo potrà fare appello contro la sentenza.