Fermo 4 febbraio 2015 – Dieci anni fa, il 4 febbraio 2005, era un giorno freddo di febbraio, un giorno colmo di tristezza. Se n’era andatoil vescovo Gennaro Franceschetti, cedendo a una veloce malattia.Il giorno della sua morte è stato un lento e addolorato pellegrinaggio, i fermani sono passati tutti al duomo per salutare quel vescovo che amava passeggiare, che mangiava la pizza per strada incontrando i fermani, che aveva una parola gentile per tutti e che sapeva consolare, ascoltare, coinvolgere tutti. Oggi a Manerbio è prevista una celebrazione per ricordare il decimo anniversario e per presentare il libro dedicato a un vescovo mai dimenticato. Ospitiamo il ricordo di Franceschetti da parte di Amedeo Grilli, presidente della Carifermo Spa.

Dieci anni fa i rintocchi del campanone del duomo di Fermo, nella notte del 4 febbraio 2005 alle ore 23.50, annunciavano la morte dell’arcivescovo Gennaro Franceschetti. La diocesi intera, accorse a dare l’ultimo saluto in una cattedrale stracolma che non riusciva a contenere tutti i fedeli, per cui era stata aperta e collegata in video la chiesa di San Domenico. Sindaci, autorità e gonfaloni giunti anche dalla provincia di Brescia, insieme alla gente comune salutarono il pastore Gennaro Franceschetti, un esempio di chi, venuto da lontano, ha scelto, interpretato e servito in modo esemplare questa terra decidendo di rimanervi per sempre.

Dal 1997 al 2005 ha svolto il suo magistero nella chiesa di Fermo portando i frutti della sua esperienza bresciana e della sua fede. Fu proclamato il lutto cittadino e gli esercizi del centro restarono chiusi nell’ultimo abbraccio di tutti i fedeli al suo pastore. Poi il tempo passa, la tendenza a dimenticare non può cancellare però i segni forti della sua testimonianza del rapporto spontaneo ed immediato con tutti. Il suo lavoro per costruire coesione, per individuare ed impegnarsi in obiettivi comuni e condivisi, per valorizzare le specificità ed i valori della nostra gente che ha imparato a conoscere e servire con dedizione assoluta. resta. E’ ancora vivo il ricordo degli ultimi momenti di vita terrena, quando nel letto di morte, con fermezza e coraggio, ha voluto incontrare tanti fedeli, salutare di persona i collaboratori più vicini e dare parole di conforto tutti quelli che nelle scale dell’arcivescovado, sfidando una nevicata eccezionale, facevano la fila per incontrarlo per l’ultima volta. L’attuale cardinale di Palermo, Romeo, il cardinale Comastri e l’attuale vescovo di Fano, Armando Trasarti, nel salutarlo hanno ricordato la sua intensa lezione di fede e la catechesi data sulla morte e sul suo profondo significato. Da dieci anni la tomba di Franceschetti, nella cripta del duomo, è oggetto di continue visite e mai mi è capitato di vederla sprovvista di fiori freschi. Ci resta il suo esempio e la capacità di aggregare su temi condivisi oltre ogni separazione o steccato indipendentemente dalla storia o dalle convinzioni e la provenienza di ognuno di noi.

E’ abitudine diffusa il dimenticare facilmente, la gratitudine e la riconoscenza non sempre sono all’ordine del giorno. In Italia oggi sembra che paghi di più la frammentazione e la negazione della memoria. Nella nostra regione sono passati o stanno passando sotto silenzio o quasi in sordina anniversari di illustri “concittadini” come Enrico Mattei, Maria Montessori, Leopoldo Sabbatini, Giuseppe Sacconi, Donato Bramante. Credo, invece, che la memoria e la riconoscenza siano dovute non solo come atto di gratitudine, ma soprattutto come occasione per raccogliere e tramandare l’esempio di cose positive fatte in esistenze capaci di dare frutti . Il ricordo deve essere l’occasione per rendere percepibili nel tempo testimonianze materiali che hanno contribuito alla crescita ed all’innalzamento della qualità di vita. Per questo, voglio ricordare e ringraziare pubblicamente monsignor Gennaro Franceschetti, per come ha dedicato il suo magistero a questa terra, che ha imparato a conoscere, apprezzare, valorizzare e servire con una dedizione che non dimentichiamo e per l’insegnamento che ci ha lasciato e che non dobbiamo disperdere a vantaggio di tutti, a cominciare dai più deboli.

Amedeo Grulli, presidente Carifermo Spa