Fermo, 14 settembre 2017 - Da domenica a mercoledì l’Azienda Speciale Fermo Promuove della Camera di commercio, Regione Marche, Confindustria Centro Adriatico e le associazioni di categoria saranno al fianco delle impese calzaturiere del Distretto (ne sono 225, 133 di Fermo, 66 di Macerata e le restanti delle provincie di Ascoli, Ancona e Pesaro Urbino), impegnate nella presentazione delle nuove collezioni primavera estate 2018, al theMicam, la fiera diventata la più importante al mondo, grazie al lavoro sinergico guidato da Assocalzaturifici, associazione nazionale presieduta da Annarita Pilotti.

Un'edizione che vedrà al centro il made in Italy – è stato spiegato ieri mattina in conferenza stampa, presenti le autorità locali, i rappresentati delle associazioni di categoria e le dirigenti scolastiche – attorno al quale ruotano le politiche internazionali, ma anche il mondo della formazione e del digitale. Confermati gli appuntamenti mirati a dare visibilità al distretto Fermano-Maceratese, numero uno al mondo per qualità. «La sfida attuale – ha detto il presidente della Camera di commercio Graziano Di Battista – non è più la competizione tra singole imprese, ma quella tra territori, o meglio ancora distretti, per combattere su un piano globale. Per questo è importante affermare il made in che racchiude tutto il sudore delle nostre imprese, della formazione scolastica senza dimenticare il sapere dei nostri nonni e degli artigiani, l’esperienza che ha trasmesso una conoscenza radicata al territorio che non può essere copiata». Ieri erano presenti anche il consigliere regionale Giacinti, il vice presidente Pompozzi per la Provincia e il vice sindaco di Fermo Trasatti in rappresentanza dei sindaci della Provincia, che hanno augurato alle imprese il successo che meritano

Per il presidente della sezione calzaturieri di Confindustria Centro Adriatico, Enrico Ciccola, «il mondo politico deve fermarsi a pensare e aiutarci ad imporre il made in. Proprio per questo, come Confindustria Fermo stiamo avviando uno studio assieme all’Università Politecnica delle Marche e alla Luiss di Roma. In base al prodotto che si produce, il peso del made in Italy cambia. Per il volume conta il prezzo, lo sappiamo, ma se lo si abbina alla certificazione nazionale il mercato risponde con entusiasmo. Diverso il discorso nel settore di alta gamma: qui entra in gioco il brand, il marchio, che può diventare dominante a discapito dell’origine del prodotto. Il made in Italy nel mondo delle griffe ha il suo fascino, ma va difeso».