Ferrara, 13 aprile 2017 - La terra parla. Tracce di pedate – uomo, robusto – a Marmorta. Campo di patate, sulla linea di confine tra il bolognese e Campotto (Argenta). La segnalazione arriva da un contadino di via Fiume Vecchio. Il blitz è nell’aria, densa come prima di un temporale. Il tuono sembra imminente. «La sera prima – dice – quel sentiero di pedate sul campo di patate non c’era». Sul posto arrivano i carabinieri. Occhi aperti, come sempre. Qualcuno – forse Igor il russo, il fuggitivo – ha ‘arato’ quel campo nella notte.

Carabinieri pronti a tutto sul sentiero di ghiaia che richiama i documentari sulle missioni in Medio Oriente. Ma questa non è né Kabul né Falluja. È solo una stradina vicinale tra Bologna e Ferrara. La jeep apre la strada. I militari bonificano casa per casa. Garage dopo garage. Cantina dopo cantina. Le porte di una serra di fiori sono aperte. Spalancate. Il vento o l’alieno?

 

Arrivano i cani molecolari per verificare se gli odori corrispondono al passaggio del bandito che avrebbe ucciso due uomini, ferito un terzo, commesso un romanzo di rapine e che, sicuramente, sta tenendo sotto scacco lo Stato. I giubbetti antiproiettile sono allacciati. I militari pronti. Corre voce che sabato sera, dopo avere lasciato il Fiorino per scappare a piedi, la tigre serba si sarebbe nascosta proprio in via Fiume Vecchio. Un uomo, residente in quella fetta di paura, se lo sarebbe visto di fronte.

Il killer si sarebbe acquattato tra gli arbusti – questo è il sospetto – e alla vista del residente sarebbe fuggito. Alcuni vicini riportano l’accaduto: «ha fatto un balzo da felino». E, ancora: «era robusto». Dettagli sull’ombra che sta scappando da quasi 12 giorni. Cioè dall’omicidio del barista di Budrio. «Può essere ovunque – dice –. Se abbiamo paura? Immagini lei la sera». Ci si chiude. Anzi ci si rinchiude. Perché la paura modifica il quotidiano agendo, contemporaneamente, sui nervi e sulle abitudini della giornata.

Che ci sia stia abituando a vivere diversamente? Forse, visto che il ricordo rimarrà. Il blitz sembra sospeso nell’aria. I residenti di Marmorta e Campotto incrociano le dita. Ma nulla. Il passaggio, se passaggio c’è stato, è una bandierina rossa sul tavolo delle operazioni. Bocche cucite. I cani tornano sul mezzo e lo sguardo di un carabiniere delle unità speciali si guarda attorno. Forse è passato di qui, a pochi metri, poche ore fa. I militari risalgono sui mezzi e si scavano il passaggio tra una comunità che li accoglie e li guarda come liberatori. Già, perché la loro missione è liberare il territorio dal virus nascosto in ogni angolo della nostra quotidianità. E si chiama Igor.