Imola, 12 giugno 2017- "Cercherò di trasmettere la mia mentalità vincente a tutta la squadra". È un traguardo ambizioso quello che si prefissa il nuovo allenatore dell'Imolese Emanuele Filippini che, dopo il secondo posto conquistato da sorpresa nel proprio girone di Serie D con il Ciliverghe Mazzano e la vittoria dei play off, valsa il primo posto nella griglia dei ripescaggi, punta a vincere il girone D della serie D: "Ovunque sia andato - dice l'ex centrocampista del Bologna in serie B nella stagione 2006/2007- volevo vincere. Qui si è instaurato subito un ottimo feeling con la dirigenza e sono molto contento di essere a Imola. L'ambiente giovane e ambizioso -chiude il cerchio- mi piace".

Il nuovo cammino intrapreso nasconderà però delle insidie: "Sarà un campionato difficile -ci tiene a sottolineare il tecnico bresciano-, la concorrenza è agguerrita e di livello; noi vogliamo raggiungere dei risultati importanti che si tradurranno con il verdetto del campo". La sua filosofia di gioco è votata all'attacco: "Il mio-si racconta- è un calcio propositivo, per certi versi spregiudicato ma chiaramente disegnato in funzione della tipologia di rosa a disposizione e degli avversari. Parto con un’idea di base che è il 4-3-3, ma non disdegno anche altri moduli perchè la duttilità è una dote fondamentale per un bravo allenatore".

Nella sua carriera di allenatori ne ha avuti tanti ma tre in particolare li prende come modelli: "Mazzone per la gestione del gruppo, Prandelli per il dettaglio sul lavoro e Guidolin nella concretezza. Ho- cala l'asso di briscola- avuto anche la fortuna di giocare con Guardiola, uso alcune sue metodologie nel mio lavoro". E Ulivieri che ebbe proprio sotto le Due Torri e con il quale disputò 37 gare segnando 2 reti? "Anche lui mi ha lasciato qualcosa dice Filippini-, ma non come gli altri che ho citato. Ho grandissima stima in lui, ma nella mia lista, senza voler mancare di rispetto a nessuno- ho tralasciato anche tanti altri allenatori tra i quali Reja".