Modena, 28 dicembre 2017 - Sovrapposizioni di rimborsi spese per il taxi, in occasioni in cui aveva già richiesto il pagamento per i chilometri affrontati sempre nel viaggio in questione. Altre domande avanzate a fronte di impegni ed appuntamenti che si sono svolti in giornate in cui era da tutt’altra parte, come è poi risultato. Infine, ricariche telefoniche destinate a persone esterne al gruppo consiliare e per servizi telefonici privati.

Sono principalmente questi tre filoni a costruire la condanna in primo grado a un anno e quattro mesi, per peculato, nei confronti dell’ex consigliere regionale modenese del Pdl Andrea Leoni. Sentenza, col rito abbreviato, pronunciata lo scorso luglio e rispetto alla quale ora si hanno le motivazioni, formulate dal giudice bolognese Domenico Panza. Tradotto: ecco perché l’ho condannato.

Siamo nell’ambito della vasta inchiesta ‘spese pazze’ scattata in Regione a Bologna, la stessa che ha visto giudicati colpevoli i colleghi di partito Fabio Filippi (un anno e otto mesi), Mauro Malaguti e Ubaldo Salomoni (un anno e quattro mesi), oltre all’ex capogruppo del Pd Marco Monari (quattro anni e quattro mesi), portando anche al rinvio a giudizio del forzista modenese Enrico Aimi. Davanti al giudice Leoni c’è finito per rimborsi spese chiesti alla Regione (quindi soldi pubblici) nelle legislature 2009/2010 e 2010/2011.

La cifra complessivamente contestata ammonta a 6.244,20 euro (5.280 per la prima legislatura e i restanti per la seconda). Si partiva, però, da presupposti ben differenti: inizialmente la procura gli contestava 142mila euro. All’esito della sentenza di condanna, a Leoni sono stati appunto confiscati i 6.244,20 euro. La novità che ci viene fornita dalle motivazioni sta nel poter identificare quali rimborsi presentati da Leoni sono risultati essere ‘ingiustificabili’.

Vediamoli: a fine marzo del 2009 Leoni chiede 98 euro di rimborsi per spese del taxi. Si tratta di spostamenti effettuati a Roma nelle giornate del congresso di fondazione del Pdl. Il giudice rileva però come Leoni avesse già chiesto il rimborso chilometrico per quel viaggio. Tra i mesi di marzo e giugno arriva la richiesta di 115 euro per ristoranti e caffetterie; il problema, rileva il giudice Panza, è che si tratta di esercizi pubblici di Modena e Bologna, mentre Leoni si trovava, però, a Roma. In un caso, dunque, Leoni ha attestato falsamente la sua presenza in loco (il giustificativo riportava ‘incontro con iscritti e simpatizzanti del Pdl’), se in un secondo caso l’ex consigliere regionale riferisce che le spese sono state fatte da un suo collaboratore, la presenza di Leoni in tutt’altro luogo d’Italia (appunto Roma), rende inattendibile, perché inverificabile, l’assunto difensivo.

Un mese dopo: 559,60 euro tra ristorante, caffetteria e ‘missioni’. Il tutto sempre nella capitale. Ma il giudice Panza rimarca, anche qui, che Leoni quel giorno, il 6 luglio, era a Modena per la prima seduta del consiglio comunale. La giustificazione ‘incontro con parlamentari’ riportata dall’allora consigliere regionale per il magistrato non regge: anche se le spese fossero state effettivamente effettuate da un’altra persona a Roma (per motivi legati all’attività del gruppo consiliare), Leoni avrebbe dovuto motivare maggiormente una spesa di quella portata.

Tra agosto e dicembre del 2009 troviamo 2.411,32 euro di ‘spese di rappresentanza’, rispetto alle quali nelle motivazioni si legge «non sorrette da alcuna giustificazione che consenta di comprendere la logica degli esborsi e la loro riconducibilità alle spese di rappresentanza». Ristoranti, missioni e caffetteria: quei 921,30 euro rimborsati quando Leoni si trovava non a Modena (dove sarebbero state affrontate le spese) ma in altre città. Ci sono, ancora, 957 euro di ricariche telefoniche a persone estranee al gruppo consiliare. E gli stessi motivi si legano ai 1.163 euro spesi nella successiva legislatura (sempre ristoranti e spese di rappresentanza), che tengono conto di altri 485 euro per ricariche telefoniche ritenute non legittime.