Ravenna, 5 dicembre 2017 - Cinque bicchieri di vino e altri tre drink alcolici. Un fatto quasi matematico che lei quella notte avesse bevuto così tanto da ritrovarsi «in uno stato di non piena lucidità». Nonostante ciò, era «pienamente in grado di esprimere un valido consenso al rapporto sessuale e lo ha espresso». Il romeno non ha cioè commesso alcuno stupro: per lui va esclusa «la natura costrittiva del gesto». E il senegalese, sebbene «con azione censurabile e riprovevole ha ripreso il rapporto intimo», non può avere istigato il romeno a compiere un reato che non esiste.
È il nucleo delle 26 pagine con cui il tribunale della Libertà di Bologna ha spiegato le ragioni per le quali il 9 novembre scorso ha cancellato tutte le ordinanze di carcerazione riscrivendo daccapo quanto accaduto nella notte tra il 5 e il 6 ottobre a una 18enne ravennate così ubriaca da non reggersi in piedi.
Tutto era accaduto dopo una festa in un locale del centro. E quello che secondo l’accusa era seguito, aveva indignato un’intera città e non solo: portata a spalla in un appartamento, infilata sotto a una doccia gelata e stuprata su un divanetto da un 26enne romeno, difeso dall’avvocato Carlo Benini, mentre un 27enne di origine senegalese, difeso dall’avvocato Raffaella Salsano, riprendeva tutto con il suo smartphone.
Elementi quelli raccolti dalla polizia che erano apparsi così solidi da spingere due differenti gip a inquadrare la vicenda nello stesso modo: la violenza sessuale di una giovane talmente ubriaca da non riuscire a reagire.

Per i giudici bolognesi, è andata invece in altro modo. E a loro avviso, lo capisce «in maniera inconfutabile» proprio dai tre video girati dal senegalese: da quelli, «emerge che la ragazza non è affatto incosciente, si muove e in particolare appoggia un braccio intorno alle spalle» del romeno. Vengono isolati altri particolari di quei momenti: «Gli mette una mano sul viso e sulla nuca», «appoggia l’altro braccio sul petto», «gli tira l’elastico delle mutande», e «tiene la mano sul viso di lui in una sorta di carezza».
Qualcuno potrebbe obbiettare che se lei era molto ubriaca, queste avrebbero potuto essere azioni senza spinta razionale. Tuttavia anche sotto questo profilo, i giudici forniscono una risposta chiara mettendo in fila ciò che è accaduto quella notte. Un cavalcata temporale che si apre all’una e 30 quando la 18enne viene portata a spalla fuori dal locale e caricata sull’auto dove poi vomita. Alle 2.01 il primo video: c’è lei in biancheria sotto alla doccia. È quasi incosciente mentre la lavano. Poi si addormenta sul divano per risvegliarsi dopo una quarantina di minuti. Alle 4.05 scambia un sms con la madre. Quindi tra le 4.22 e le 4.35 ecco il rapporto sessuale. E attorno alle 5 esce in strada con i ragazzi e li aiuta a ripulire l’auto. Comportamenti che per i giudici non si conciliano con «uno stato di coma etilico o di completa incapacità ad agire». Ovvero «tra la fase acuta dell’ubriachezza e il rapporto sessuale, trascorre un arco di tempo di tre ore circa, al termine del quale lei compie comportamenti idonei a farla ritenere in sé».