Reggio Emilia, 12 febbraio 2018 - «È andata bene, l’importante è che io sia sopravvissuto... Ora sto meglio, miglioro di giorno in giorno. Spero di tornare presto a giocare nell’Arcetana. Sono pronto per tornare a casa... »

Aldi Shpijati è seduto sul suo letto nel reparto di Chirurgia del Santa Maria Nuova. Maglietta bianca, qualche benda qua e là, non smette di sorridere. Sta meglio il 21enne bomber dell’Arcetana aggredito con tre coltellate nella notte fra il 3 e il 4 febbraio, intorno alle 4,30, vicino alla stazione di Scandiano. Lo ripete di continuo. «Sto meglio... »

Nelle scorse ore i suoi presunti aggressori – due rapper residenti a Viano, Yuri Margini ed Emilio ‘Malacarne’ Finizio, di 30 e 36 anni – sono stati portati in carcere. Dovranno rispondere, a vario titolo, di tentato omicidio.

«Se ho pensato di non farcela? Devo ammettere di sì... Non è stato facile». Ventun anni, un lavoro in pizzeria e tanta grinta; Aldi guarda la sua amica, seduta accanto a lui a fargli compagnia durante il pranzo della domenica in ospedale: «Era presente anche lei quella notte, è stato terribile... ».

Aldi ci racconti. Che cosa è accaduto quella notte?

«Tutto era iniziato prima, con altre persone. Erano prepotenti, urlavano davanti al bar della stazione. Continuavano a far casino e a suonare il clacson alle 4 di notte. Erano in tanti, pensavano di poter fare quello che volevano... Io ho iniziato a dire di smettere. Ma loro hanno proseguito più forte, in segno di sfida. Abbiamo litigato, si è passati anche alle mani. Ma poi tutto è finito, nessuna minaccia. Per me era finita lì».

Tra quelle persone c’erano anche i due arrestati?

«No. È questo il punto. La lite era avvenuta con altre persone. Io quei due so chi sono, niente di più. Ma non ho litigato con loro. Credo fossero dentro al bar mentre succedeva tutto».

Li conosce?

«So chi sono, Scandiano è piccola. Ma dire che li conosco è troppo... »

Che cosa è successo dopo?

«Io mi stavo allontanando per andarmene a casa. Mentre mi avvicinavo alla macchina, in una zona più buia, ho sentito delle voci. Ci stavano seguendo e ci hanno beccati di sorpresa... A quel punto mi sono girato e ho visto i due rapper: tenevano un mio amico con le spalle al muro e gli stavano puntando un coltello alla gola. Anche se altri miei amici mi stavano portando via io sono corso indietro per aiutarlo... Non potevo lasciarlo così».

Che cosa ha fatto?

«Sono arrivato da quei due e li ho spintonati, mi sono messo in mezzo, per liberare il mio amico. È stata una reazione d’istinto la mia, per cercare di salvarlo. A quel punto uno dei due, Margini che aveva il coltello in mano, mi ha colpito tre volte al torace e all’addome».

Ricorda tutto?

«Sì, ricordo tutto. Non il dolore, quello è arrivato dopo... Non so perché. Loro non hanno pronunciato una parola, dopo avermi colpito sono scappati via, come fanno i codardi. Io mi sono accorto delle ferite quando mi sono alzato la maglietta... Avevo l’addome aperto... Mi sono tamponato con la t-shirt e poi i miei amici mi hanno scortato, reggendomi per un braccio, a piedi, fino all’ospedale. Non so come ho fatto ma ci sono arrivato con le mie gambe... A torso nudo».

Pensava di non farcela?

«Devo ammettere di sì. Perché piano piano mi mancavano le forze. Soprattutto quando siamo arrivati davanti alla porta dell’ospedale di Scandiano e non mi hanno fatto entrare... L’ingresso principale era chiuso e ho dovuto fare tutto il giro dello stabile per raggiungere il pronto soccorso... Ecco, lì ho pensato che avrei potuto morire. Per fortuna i miei amici mi hanno dato la forza e il coraggio».

C’erano tanti testimoni quindi quando è avvenuta l’aggressione?

«Sì. Molte persone, anche delle ragazze che erano con noi... Avevo paura anche per loro».

I suoi genitori nelle ore successive a quella notte avevano fatto appelli alla giustizia perché venissero arrestati... Come ha reagito quando ha saputo che i due presunti aggressori sono stati portati in carcere?

«È giusto, nel senso che è stata fatta giustizia. E la giustizia fa piacere. Se fossero rimasti a piede libero non sarebbe stato un bene per nessuno, poteva essere in pericolo anche il figlio di un altro... Una persona così, come Margini, non dovrebbe essere in libertà. Ma non solo per quello che ha fatto a me, per ciò che ha fatto in generale e per quello che potrebbe fare. È pericoloso: c’era un mio amico con le spalle al muro e un coltello puntato alla gola... »

Lei ha paura?

«Io non ho nessuna paura, assolutamente... Dovrei averne? Semplicemente non mi interessa che fine faranno quei due. Spero solo non stiano liberi. Ora il mio pensiero è tornare a giocare il più presto possibile. Solo questo».