Reggio Emilia, 3 giugno 2016 - Non c’è solo il caso della rivolta della pasta scotta alla mensa di via Eritrea. In realtà i casi in cui i profughi si lamentano dei pasti che vengono loro generosamente offerti dallo Stato italiano, sono diversi: tanto che proprio in questi ultimi giorni si è verificato un caso simile alla Mensa del povero in vescovado. Anche in quel luogo di accoglienza e di carità, il dono non è sempre gradito. Anzi, è capitato il contrario. La mensa ha cominciato ad essere frequentata anche dai profughi che sono seguiti dal programma di accoglienza Mare Nostrum: pur godendo di un buono per l’acquisto di un pasto, hanno deciso di frequentare anche quel luogo, dove il cibo è gratis. E i comportamenti inaccettabili sarebbero stati inscenati proprio da un folto gruppo di questi profughi. A confermarlo è la presidente della mensa, Maria Chiara Visconti Gramoli, indignata per quanto accaduto.

Presidente Visconti, ci sono giunte voci sul fatto che recentemente altri profughi, dopo quelli della mensa di via Eritrea, hanno buttato via il cibo della carità.

«Lo confermo. Si tratta di un problema che riguarda i profughi del piano Mare Nostrum. Si presentano qui, guardano se il cibo è di loro gradimento o meno. Poi se non gradiscono buttano via tutto».

Si tratta di un episodio recente?

«E’ accaduto diverse volte, tanto che ho chiamato ripetutamente i responsabili del piano di accoglienza, della cooeprativa Dimora d’Abramo, per cercare di trovare insieme una soluzione. Solo per fare un esempio, ho chiamato gli operatori sociali anche mercoledì scorso».

Si tratta degli stessi profughi che si sono lamentati alla mensa di via Eritrea?

«Sì, sono in parte gli stessi che hanno brontolato per la pasta scotta. Vede la carità è sorda, muta e cieca. Se c’è un bisogno noi accogliamo tutti. Ma se si viene qui con l’intenzione di fare confusione e buttare via del cibo assolutamente utilizzabile, allora non ci stiamo».

Ma si trattava di cibo che poteva essere oggetto di contestazioni?

«No, assolutamente. Si sono lamentati di panini buonissimi lasciati da un catering. Di fronte a questi episodi, abbiamo deciso di chiamare gli operatori di mare nostrum. E’ un problema che rischia di ripresentarsi altrove, perchè noi chiudiamo nel periodo estivo».

Nella vicenda della rivolta della pasta scotta, il gruppo di profughi a causare problemi era piuttosto ampio. In questo caso?

«Si tratta di un gruppo di 50 - 60 persone, tanto che la frequentazione della mensa è passata da 350 a oltre 400 persone. Dopo quel mercoledì hanno tentato di ripresentarsi altre volte. Di fatto, qualcuno torna tutti i giorni».

Mangiano due volte.

«Posso dire che si tratta di profughi che hanno diritto a un posto in albergo e buono pasto per la mensa di via Eritrea. Se vengono a mangiare da noi, col buono cosa ci fanno? Lo rivendono?».