Reggio Emilia, 25 febbraio 2016 - NON potrà uscire la sera, intrattenersi in bar o luoghi affollati, espatriare, né uscire dal Comune di Reggio. Dovrà anzi presentarsi due volte a settimana per firmare in questura. Infine, non potrà avere il porto d’armi.

È questa la misura di prevenzione personale decisa dal tribunale collegiale di Reggio, su richiesta del sostituto procuratore Maria Rita Pantani, nei confronti di Luca Aleotti, il reggiano 31enne, «convertito all’Islam da oltre dieci anni» – come spiegava lui stesso in un video di autopresentazione sul web – tenuto sotto controllo dalla Digos reggiana e indagato dalla sezione speciale ‘terrorismo’ della magistratura di Bologna per alcune sue pesanti affermazioni su facebook.

Secondo il pm Aleotti è un «soggetto pericoloso», sulla base di indizi derivanti anche da sue esternazioni sui social network e dagli sviluppi investigativi.

Il suo avvocato, Nicola Gualdi, ha già annunciato che impugnerà la misura, precisando però «che non è stata disposta per terrorismo; la pericolosità è stata desunta dai suoi precedenti penali».

NELL’OCCHIO del ciclone Aleotti era però finito a causa di suoi ripetuti post sul social network, che scriveva con nome Saif-Allah (spada di Dio, letteralmente). «Non esiste nessun islam laico o moderato esiste solo la sottomissione ad Allah», postava nelle ore successive alle stragi di Parigi. «Il peggio sono i musulmani che pregano per i morti in Francia e non dedicano nemmeno un secondo di riflessione alle centinaia di migliaia di martiri nel Levante. #hypocrisy». Oppure, il 16 novembre 2015: «Ricordatevi fratelli ciò che il nostro rasulullah ci ha insegnato. La Francia ci ha dichiarato guerra rispettate dunque questi comandi quando affronteremo i Kuffar». I kuffar, spesso citati nei suoi post che riportano traduzioni integraliste dal Corano, sarebbero i miscredenti, gli infedeli o tutti coloro che offendono Allah. L’uomo nei suoi commenti inneggiava anche alla Shariah, la legge islamica, criticando invece quella italiana.

A metà del 2015 Aleotti aveva subito una perquisizione da parte della polizia, nella sua abitazione in città. E continua tutt’ora ad essere attenzionato dagli investigatori. Scriveva il 13 novembre, rispondendo a un commento: «Non vedo il motivo per il quale la polizia dovrebbe venirmi a prendere. Tuttavia (...) sono già venuti e già hanno potuto constatare che non sono né un pericolo per gli ignoranti come te ne per la tua tanto ambita società libertina. Quindi stai sereno». In altri post, esprime meglio il suo pensiero: «Il problema è che molti fratelli pensano o credono che si può vivere l’islam con la democrazia ed il laicismo ma non è così che si vive da musulmani. Questo i veri muslims lo sanno».

Assieme ad Aleotti, la Digos reggiana starebbe tenendo sotto controllo altri soggetti nella nostra città, ritenuti vicini all’estremismo islamico. Stando a quanto trapela, però, fino ad ora soltanto la posizione di ‘Saif-Allah’ sarebbe risultata positiva.

Ma nonostante la perquisizione (sapeva quindi di essere indagato) Aleotti non aveva cessato di scrivere su Facebook i suoi post a dir poco radicali. L’uomo dopo i polveroni sollevati dai suoi post aveva commentato: «Non ho alcun legame né con l’Isis né con Al Qaeda. Sono contro ogni forma di terrorismo, mi dissocio completamente da chi uccide innocenti. Sono state strumentalizzate parole che ho detto su facebook per creare un’immagine falsa di me. Si stanno confondendo bandiere nere postate dal sottoscritto con quelle adottate da vari gruppi terroristici».