Rimini, 9 febbraio 2018 - E' lontana da Rimini, a tentare di dimenticare la notte dell’orrore. La barbaria di quella violenza l’ha segnata, ma non l’ha distrutta. Lei, la peruviana, una delle vittime del branco, aspettava questa nuova sentenza. Sapeva bene che sarebbe arrivato anche il giorno in cui i tre minorenni, i due fratelli marocchini ed il sedicenne nigeriano, sarebbero comparsi davanti ai giudici per il loro processo.

Il capo indiscusso, Guerlin Butungu, l’unico maggiorenne, il ventenne congolese, era già stato condannato nel novembre scorso a sedici anni. E ieri è toccato a loro, ai tre ragazzini, stranieri di origine, ma tutti nati in Italia. Per loro, con rito abbreviato, la condanna è stata a nove anni e otto mesi. Senza alcuna distinzione.

Guerlin Butungu, congolese di 20 anni

Colpevoli, secondo i giudici del tribunale dei minorenni di Bologna, delle violenze sessuali atroci, commesse sulle due donne (la sudamaericana e la turista polacca) e dei pestaggi e della rapine messe in atto anche ai danni di due altre coppie oltre che alla stessa peruviana ed ai due turisti polacchi.

«Non so se la pena sia giusta – esordisce la donna al telefono –, non sono un giudice, nè ho studiato Legge. Di sicuro anche i tre ragazzini andavano puniti. Hanno fatto del male, a me ed all’altra giovane polacca. Non si può dimenticare quello che hanno fatto».

La vittima sudamericana però non riesce a parlare di odio, non l’ha mai fatto neanche all’indomani della violenza, neanche nei momenti peggiori di quell’atroce dramma. Da lei mai una parola di vendetta e di rancore verso i suoi ‘aguzzini’ nonostante tutto quello che aveva subito.

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«Non odio nessuno, i ragazzini – continua – sicuramente saranno stati manipolati dal più grande, da Butungu. Si comprendeva da come prendevano ordini, da come agivano, ma non si sono mai fermati. Per questo andavano puniti, hanno fatto del male a me e all’altra ragazza».

La peruviana guarda avanti, come ha sempre fatto: «In cuor mio, mi aspetto che, un giorno, i tre ragazzi possano trovare dentro di loro il vero significato della parola rispetto, inteso come rispetto della donna. Mi auguro che questo tempo che passerranno in carcere gli possa servire per arrivare a a maturare e mostrare un vero rispetto per le donne. La condanna gli deve essere utile per un percorso di crescita e di cambiamento».

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