Rovigo, 9 marzo 2017 - Mamma, papà e fratello di Massimo Negrini chiedono un risarcimento di un milione di euro, 400mila euro ognuno dei genitori. Si sono costituti parte civile nel processo. Ieri c’è stata un’udienza ma non la sentenza per l’omicidio del 51enne artigiano di Giacciano con Baruchella ucciso il 2 febbraio dell’anno scorso con un colpo di carabina in faccia. È tutto rinviato al 9 giugno. L’unico imputato resta Nicola Stella, disoccupato 38enne di Lendinara, tutt’ora detenuto in carcere a Rovigo.

Il processo si celebra con rito abbreviato, allo stato degli atti, ovvero sulla base di quelli che sono i risultati delle indagini preliminari e che sono confluiti nel fascicolo del pubblico ministero che però ieri ha contestato l’aggravante della premeditazione. Cioè sostiene che l’imputato abbia premeditato l’omicidio.

L’avvocato di Nicola Stella non riteneva che quella fosse la sede né il momento corretto per aggiungere la premeditazione. Ma il giudice ha emesso un’ordinanza nella quale spiega il perché l’interpretazione normativa del pubblico ministero, anche a suo avviso, è corretta. Dunque ora il reato dell’imputazione è omicidio premeditato.

Un’altra novità è che Nicola Stella ha chiesto di essere interrogato e il giudice che emetterà la sentenza eseguirà l’interrogatorio. Una scelta, quella di Stella, che arriva a distanza di oltre un anno dall’omicidio per il quale l’imputato continua a dichiararsi innocente.

Il cadavere di Negrini è stato trovato alle 23 di martedì 2 febbraio 2016 in uno scolo a 40 metri da un casolare di Stella, nella campagna lendinarese. Tra l’acqua e l’edificio c’erano tracce di un corpo trascinato. Dai primi esami sulla salma era subito emerso che a provocare la morte sarebbe stato un unico proiettile che perforando l’occhio sinistro ha causato lesioni interne rivelatesi fatali. Stella aveva inizialmente dichiarato di essere arrivato sul luogo del delitto sulla Chevrolet Trax di Negrini assieme ad un cinese, che ha accusato essere l’assassino.

Gli inquirenti nel corso delle indagini hanno trovato il cinese di cui parlava Stella ma non risulta nemmeno indagato. Negrini era il titolare della Max arreda, una piccola azienda di casette per gli attrezzi e arredi in legno per giardini. Era stato apprendista, da giovane, del mobilificio Soragni di Baruchella e poi dipendente della Rpm, un’azienda di impianti elettrici di Badia. Negrini e Stella però si conoscevano per l’attività parallela di Negrini, quella di rigattiere. Li accomunava l’interesse per la compravendita di merce usata. Affari nei quali convergeva anche il cinese poi accusato da Stella di omicidio.