Rovigo, 29 giugno 2017 - «Non voglio vedere donne circolare in città con il burqa o altri veli. Chi passeggia o si reca all’interno degli uffici pubblici e bar di Rovigo deve avere il volto scoperto. E non chiamatemi razzista, farò questo regolamento solo per questioni di sicurezza ed ordine pubblico».

Il sindaco Massimo Bergamin, ieri mattina, con queste parole ha annunciato la decisione di vietare il burqa, l’indumento utilizzato dalle donne di fede islamica che copre tutto il corpo e che lascia trasparire solo lo sguardo attraverso una retina e il niquab, ossia il velo integrale che lascia fuori gli occhi, nei luoghi pubblici della città. Le donne islamiche dunque non solo dovranno passeggiare per Rovigo a volto scoperto, ma non potranno indossare indumenti che nascondono le sembianze del viso anche quando accompagnano i figli a scuola, entrano negli uffici pubblici e nei bar. La mozione anti-burqa che sarà presentata oggi in consiglio, è stata firmata da tutta la maggioranza, d’accordo dunque non solo i leghisti, ma anche Forza Italia e Moderati.

«Partiamo con la mozione – spiega Bergamin – vediamo quanti la voteranno, poi farò un regolamento che disciplina l’uso del burqa nei luoghi pubblici. Non è escluso arrivi anche un’ordinanza se sarà possibile». Ed aggiunge: «Non si tratta di un atto propagandistico, ma solo di prevenzione. Esiste già una legge che vieta di circolare con il volto coperto da passamontagna o casco. Il consiglio regionale ha da poco approvato un progetto di legge che chiede al governo di allargare il divieto di circolare a volto coperto anche in relazione agli indumenti utilizzati dagli islamici: veli o altri indumenti che rendono difficile l’identificazione. Non vedo perché si debba chiudere un occhio per gli islamici, stiamo parlando di sicurezza, non di libertà di religione. Dopo soprattutto gli ultimi attentati terroristici credo sia dovere del sindaco evitare ai miei cittadini ogni situazione di pericolo». D’accordo anche il capogruppo di Forza Italia Vani Patrese e il leghista Michele Aretusini. «Stiamo parlando anche di salvaguardare i diritti delle donne – aggiunge Aretusini -, sappiamo che sono costrette a girare con il volto coperto perché viene loro imposto da padri e mariti. Questa mozione vuole essere a sostegno dei diritti delle donne e non certo contro di esse».

Ma nel caso il regolamento anti-burqa diventasse effettivo? «I vigili urbani potranno avvicinarsi alle donne che si trovano in un luogo pubblico di Rovigo con il volto coperto da velo o burqa e chiedere loro di rendersi riconoscibili», spiega Bergamin. Dovranno levarsi il burqa violando il loro credo? «Lo potranno indossare a casa loro o all’interno dei loro luoghi di culto. In giro per la città si va a volto scoperto. Punto. – incalza il sindaco -. Non siamo l’unico Comune in Italia che decide di abbracciare un regolamento del genere, si tratta di misure di pubblica sicurezza. Nessun razzismo religioso. Anche se ora la malafede di certa politica strumentalizzerà questa mia decisione». La mozione invita pertanto a sottoporre all’identificazione e alla rimozione del velo tutte le persone che accedono alle sedi comunali o, comunque, agli edifici comunali ove necessario a tale fine. In giro per la città dovranno, inoltre, essere posizionati appositi cartelli in prossimità in particolare degli accessi di tutti gli uffici e sedi comunali, scuole comprese. Il regolamento, sempre secondo la mozione della maggioranza, dovrà essere predisposto dal comandante della Polizia Locale e successivamente approvato dal Consiglio comunale. Un dibattito che si preannuncia già acceso tra maggioranza e minoranza.