La bambina si è vergognata ed ha fatto scattare le denunce e le indagini
La bambina si è vergognata ed ha fatto scattare le denunce e le indagini

Ancona, 16 novembre 2016 - Un gioco online per bambini si trasforma in una riserva di caccia per un giovane di Roma, che lo usa per adescare ragazzine e per farsi inviare le loro foto nude. Nel mirino finisce anche una bambina di 10 anni di Ancona, che però si confida con la madre fa finire in trappola il predatore.

Il molestatore, un 25enne romano, dovrà affrontare un processo per produzione di materiale pedopornografico e corruzione di minore. Ieri il giudice per l’udienza preliminare Paola Moscaroli ha rinviato a giudizio il 25enne: la prima udienza è fissata per il 9 marzo. La vicenda risale all’8 novembre 2013: la ragazzina era stata contattata tra i profili iscritti al gioco ‘Habbo’ dall’imputato, che si era presentato con il nickname ‘pupetto’ e aveva detto di avere 13 anni.

Le aveva inviato il suo numero di telefono per continuare la conversazione su Whatsapp e la bimba, che all’epoca frequentava la quinta elementare, aveva risposto con il telefono di una compagna di scuola. Sin dai primi messaggi ‘Pupetto’ aveva portato la conversazione su temi a sfondo sessuale: senza tanti preamboli aveva chiesto alla bambina di inviargli foto di lei nuda. La piccola aveva inizialmente risposto con una immagine senza veli di un’adulta, scaricata da internet, lui per tutta risposta le aveva inviato una foto delle sue parti intime.

Alla fine la bambina si era fatta convincere: si era fatta scattare dall’amica una foto con la maglia sollevata, che le copriva il viso e metteva in mostra il busto. Poi, però, si era sentita a disagio e aveva subito raccontato alla madre l’accaduto. La denuncia della madre ha fatto subito scattare le indagini della Polizia postale delle Marche e il 25enne è stato rintracciato in breve tempo. La polizia, sulla base di un decreto della Procura di Ancona, ha anche perquisito l’abitazione romana dell’indagato e ha sequestrato computer, tablet e telefonini, dove erano state memorizzate foto di altre bambine di tutta Italia. Nel processo la vittima si è costituita parte civile attraverso la madre. Tra le parti lese risulta anche l’amichetta della bambina anconetana, che le aveva fatto utilizzare il telefonino e aveva letto i messaggi e visto le immagini inviate dal giovane romano.