ROSALBA CARBUTTI
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Mihajlovic, Casini: "Era un duro che sapeva piangere. Bologna lo amava"

Il senatore (grande tifoso rossoblù) e il legame con l’allenatore "La mia città lo ha annoverato tra i suoi figli per lo spessore umano. È stato un grande. In tanti salirono a San Luca a pregare per lui"

Sinisa Mihajlovic (Ansa)

Sinisa Mihajlovic (Ansa)

"Sinisa di sé diceva sempre: ’Non sono un eroe, ma solo un uomo’. Io aggiungerei, però, che è stato un grande uomo". Le parole sono del senatore Pier Ferdinando Casini, da sempre di fede rossoblù.

La morte di Mihajlovic a soli 53 anni ha colpito Bologna, l’ultima città dove ha allenato, e tutta Italia. Questo perché era un grande uomo?

"Sinisa era un uomo del mondo. Nato in Serbia, ha vissuto le contraddizioni dei Balcani. È stato commissario tecnico della nazionale serba, ma era anche italiano, da anni nel nostro paese. Ha viaggiato a Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, appunto. La commozione è tanta perché tanti l’hanno conosciuto. E hanno percepito, subito, chi era".

Chi era Sinisa?

"Un duro. Che poteva anche essere indelicato, come alle ultime amministrative dell’Emilia-Romagna, ad esempio, quando nel duello tra il dem Stefano Bonaccini e la leghista Lucia Borgonzoni, si schierò con il Carroccio. Ma lui era così: autentico e sincero. Un uomo forte, ma anche buono. Legato ai valori dell’amicizia e della famiglia".

Lui si definiva divisivo e "uno str...".

"Era aspro. Ma anche capace di commuoversi mentre parlava di Vujadin Boskov, il suo grande allenatore alla Sampdoria. O quando indirizzava il saluto ai tifosi della Lazio che era, in fondo, la sua squadra del cuore".

Resta il fatto che Sinisa divideva. Anche quando la sua città, Bologna, da sempre orientata a sinistra, gli ha conferito la cittadinanza onoraria...

"L’amministrazione guidata dal sindaco Pd Matteo Lepore ha scelto l’uomo. E non si è sbagliata. Come ha affrontato la malattia Mihajlovic è la dimostrazione migliore del suo spessore umano. Bologna l’ha annoverato tra i suoi figli per i meriti sportivi, ovviamente. Ma non solo. Anzi direi più per il legame umano che si era creato con l’allenatore. Lo stesso legame che spinse i tifosi rossoblù a fare una camminata di solidarietà al santuario di San Luca, un simbolo di fede per tutti i bolognesi, e pregare la Madonna per lui".

C’è chi polemizza sul fatto che Sinisa sia stato esonerato a settembre. Il presidente del Bologna, Joey Saputo, ha ammesso che "è stata la decisione più sofferta della mia intera gestione". Lei da tifoso (e non solo) che cosa ne pensa?

"Nessuno ha il dono dell’infallibilità. Ma non mi piacciono quei sepolcri imbiancati che dicono solo ora che Sinisa non andava esonerato. Lo dovevano dire allora, quando il Bologna aveva perso parecchie partite e lo stesso Mihajlovic chiese di essere trattato come un normale allenatore. Non voleva essere compatito per la sua malattia, lo disse chiaramente. Credo che il Bologna si sia comportato non bene, ma benissimo con il suo mister, aspettandolo mentre combatteva per lunghi periodi contro la sua malattia".

Quali sono i suoi ricordi personali di Sinisa?

"Lo incontrai in aeroporto a Fiumicino poco prima che arrivasse a Bologna per la seconda volta. Si vociferava di qualche cambiamento e mi disse che sarebbe tornato nella nostra città di corsa. L’ultima volta che l’ho visto ero in un famoso ristorante di Bologna con la mia compagna e lui con il suo assistente serbo. Era la vigilia dell’esonero. Ci siamo salutati, ma mi era apparso così fragile e sofferente che, per delicatezza, non ho voluto rubargli troppo tempo".

Che cosa lascia Mihajlovic?

"La sua grandezza credo che sarà trasmessa come un raggio di luce alla sua famiglia e ai tanti che gli hanno voluto bene. E io che sono cattolico, e in questi giorni sono a Betlemme, credo che abbia un senso".