Il presidente Giuliano Tosti, il tecnico Paolo Zanetti e il patron Massimo Pulcinelli
Il presidente Giuliano Tosti, il tecnico Paolo Zanetti e il patron Massimo Pulcinelli

Ascoli, 22 giugno 2019 - "Quando sono andato via da Ascoli, nell’estate del 2007, speravo di poter tornare perché ci avevo lasciato il cuore. Come vedete la vita a volte fa giri strani e rende possibili cose inaspettate. Allora ero un giovane calciatore alle prime esperienze in serie A, oggi torno da uomo, da padre e da allenatore. Darò tutto". Paolo Zanetti si presenta così a stampa e tifosi. Leader e capitano prima ancora che allenatore. D’altronde molti suoi coetanei (è nato nel dicembre ’82) ancora sono dall’altra parte della barricata. Viceversa, i suoi colleghi della serie B 2019/2020 sono tutti più anziani. Insomma, se con la mente il nuovo allenatore bianconero è ben focalizzato sulla panchina, il cuore (e il fisico) è ancora ‘da campo’.

"Quando mi ha chiamato il direttore Tesoro si è acceso un fuoco dentro di me alla parola Ascoli – continua –. Il perché è questo: è una piazza che si sposa perfettamente con le mie caratteristiche. E’ esigente, appassionata e ambiziosa". L’impressione che si ha, parlando con Paolo Zanetti, è di un professionista giovane ma con le idee molto chiare. Le risposte alle domande dei cronisti sono articolate ma allo stesso tempo schematiche e, quindi, comprensibili: «Il mio ricordo da giocatore è assolutamente bellissimo. Andrò controcorrente ma per me il 2006/2007 fu un’annata bella, seppur purtroppo culminata con la retrocessione. Fu bella perché riuscimmo a ridare dignità ad una squadra che sembrava averla persa. Quella squadra era troppo giovane ma al tempo stesso anche troppo vecchia. Con Sonetti, però, facemmo un girone di ritorno ottimo. Chiudemmo il torneo a testa alta, con me che indossai anche per dieci partite la fascia di capitano. Ricordo che i tifosi apprezzarono moltissimo lo spirito di noi giovani e vorrei dai miei futuri ragazzi la stessa energia".

"Spesso – prosegue – Ascoli viene definita ‘piazza calda’ e molti mi hanno detto ‘ma ti senti pronto?’, ‘Ti immagini che succede se le cose vanno male?’. Io non sono d’accordo e voglio vedere le cose da un altro punto di vista. A chi mi ha detto così ho risposto: ‘E ti immagini cosa mi potrà dare il pubblico se invece le cose vanno bene?’». L’analisi di Zanetti si sposta poi sul piano tecnico-tattico: «Lo scorso anno è stato fatto un grande lavoro, salvarsi con un mese di anticipo non è mai facile, specialmente in B. Il presidente mi ha chiamato perché vuole qualcosa in più e voglio darglielo. Conosco i giocatori della rosa ma solo per averli visti in tv. Via video, però, riesco a vedere l’aspetto tecnico e fisico, non quello della personalità che secondo me è fondamentale, soprattutto qui. Sotto il profilo del modulo eredito una gestione precedente e credo non sia intelligente smantellarla. E’ giusto, però, cercare di migliorarla. Si riparte dalla difesa a quattro con il trequartista dietro le punte. Oggi è Ninkovic, uno che sposta gli equilibri, inutile negarlo. Vorrei però ragionare per ‘principi di gioco’ più che per schemi. Per questo voglio giocatori duttili: non mi piace chi ha uno stampo e non cambia». «Curerò molto la fase di allenamento – spiega – partendo dal principio che i calciatori normalmente si allenino molto meno di quanto facciano gli atleti professionisti di altri sport. Per questo partiremo tutti insieme al mattino alle 9, inzieremo il lavoro dalla colazione e lo concluderemo alle 15 dopo pranzo. Lo fanno già tante squadre che ho studiato attentamente e l’ho fatto io stesso a Sudtirol lo scorso anno».

A marginedella conferenza sono intervenuti anche il sindaco Fioravanti (approfondimento sullo stadio nel fascicolo di Cronaca), il patron e il presidente bianconero. «Abbiamo entrambi 36 anni, abbiamo voglia di fare bene e speriamo di fare, tutti e due, tanto per questa città» è stato il commento del primo cittadino. «E’ stato amore a prima vista, quando ci siamo visti ho percepito tutto ciò che mi aspetto dalla persona che deve guidare la nostra squadra» è stato il commento di Pulcinelli. «Rozzi nel 1968 scelse un altro giovane allenatore, Carlo Mazzone – ha concluso Tosti – Auguro a Paolo di fare come e meglio dell’amato Carletto».