Bologna, 29 marzo 2020 - I tamponi, certo: tutti avremmo voluto più tamponi. Per i medici, gli infermieri, gli operatori; per chi lavora e manda avanti una società cambiata, ma non doma; per chi sta nelle case in quarantena, con i sintomi, isolato in stanze che paiono piccole come celle ma diventano grandi come cieli; per i malati che non sono stati visitati fino all’ultimo e, purtroppo, in alcuni casi non ci sono più. Abbiamo parlato e straparlato di tamponi e proprio per questo la novità introdotta dal professor Viale nell’intervista che vi proponiamo è un raggio di sole in questi giorni bui. I medici protagonisti, i medici attivi, basta aspettare Godot, l’azione è la prima cura contro il virus.

La guerra contro il Coronavirus si vince solo così, con l’attacco. Ce lo ha dimostrato l’esperienza veneta e da subito il Sant’Orsola e la sanità pubblica avevano scelto questa strada. Poi l’emergenza, gli ospedale da riplasmare, ma il pensiero è sempre stato lì, al ’casa per casa’, a partire da Medicina che con il sacrificio della zona rossa ancora paga ogni giorno contagi e vittime.

Vi abbiamo raccontato le storie dei guariti, vi abbiamo raccontato le storie dei morti, che da subito abbiamo cercato di identificare con un nome, un cognome, una fotografia. Il bollettino di guerra con i suoi numeri freddi non disvela l’umanità e la compassione che tutti noi dovremmo avere in queste ore. Vi abbiamo raccontato la verità e la solidarietà, le trasformazioni della società. 

Per la prima volta dopo giorni nefasti cala il numero dei decessi nel Bolognese e quello dei contagiati è stabile: qui c’è la frontiera di tutta l’Emilia-Romagna. Pur con numeri alti e una curva crescente, non sono stati raggiunti i livelli di Piacenza e Parma.

Allentare le misure, in queste ore, sarebbe dunque folle. Non sprechiamo lo sforzo che fanno i medici e gli operatori sanitari ogni giorno: chi ha visto i malati, nelle terapie intensive, rivolti verso il materasso di un letto attrezzato, sa che il sacrificio è ben altro rispetto a rimanere chiusi in casa. E fare polemica – sui tamponi, sul tipo di interventi, sulle terapie farmacologiche – in queste ore è davvero fuori luogo.

Mia nonna, che ha visto la guerra da un buco nella terra della Linea Gotica ed è stata pure sfollata, dice che a quei tempi c’era più libertà, perché almeno a volte uscivi e il nemico lo vedevi. Adesso la difficoltà è non vedere quello contro cui combattiamo, ma almeno sappiamo per chi farlo. Pierluigi Viale ve lo spiega. Di Coronavirus si può guarire, ma serve l’impegno di tutti.