Bologna, 7 agosto 2019 - Il decreto sicurezza bis ha dato un giro di vite ancora una volta al nodo immigrazione. E arriva dopo la stretta che già il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva dato in occasione recenti casi di navi Ong in procinto di entrare in Italia. Il governo però non può pensare di licenziare provvedimenti solo anti migranti.
Pasquale Di Clemente, Reggio Emilia

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

E’ vero, il governo ha investito molte energie sul tema immigrazione. E’ stata data una svolta necessaria, forse anche con scelte ruvide, ad una situazione fuori controllo e ancora oggi non è del tutto risolta. Gli immigrati che arrivano in Sicilia devono essere considerati un problema europeo e non solo italiano. Detto ciò, veniamo al decreto sicurezza bis diventato legge dopo la fiducia al Senato. Uno dei capitoli principali riguarda il nodo immigrazione con multe milionarie alle navi Ong e arresto del capitano se non viene rispettata la legge. Ma ci sono altri aspetti che riguardano la sicurezza. La polizia locale, per esempio, sarà dotata di pistola elettrica. La mazzata arriva anche per gli ultras violenti: i recidivi staranno fuori dagli stadi per 5 anni. Stretta anche contro le violenze di piazza: chi utilizza caschi o altri strumenti che impediscano l’identificazione della persona rischia dai 2 ai 3 anni di carcere. Mentre per chi spara razzi, petardi o utilizza oggetti che possono costituire pericolo per l’incolumità altrui può finire in carcere da 1 a 4 anni. Come si vede ce n’è per tutti, non solo per chi agevola le rotte degli schiavisti.
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