Bologna, 30 agosto 2018 - L’atto di accusa di mons. Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti, al pontefice ed al Vaticano sul silenzio sugli abusi sessuali e sulla lobby omosessuale nella Chiesa, ci dirà finalmente chi è davvero l’attuale guida spirituale della Chiesa, quel Papa Francesco che, col suo privilegiare un relativismo culturale, sta anche creando una spaccatura tra i fedeli.

Renzo Rossi, Conselice (Ravenna)

risponde Beppe Boni, condirettore de Il Resto del Carlino

Che piaccia o no papa Francesco ha dimostrato fin dall’inizio chi è e cosa pensa. E’ coerente e deciso nelle sue aperture rivoluzionariesu fronti come l’immigrazione e l’omosessualità. Il caso scatenato dal monsignor Viganò porta alla luce piuttosto un altro aspetto: dentro la Chiesa è in atto una guerra a bassa intensità che vede opposti due fronti, uno più conservatore che tende ad indebolire il Pontefice e uno più innovatore che fa capo al Pontefice stesso. E’ un braccio di ferro destinato a durare a lungo ma che per ora ha un punto fermo: il Papa che «viene dalla fine del mondo» non si dimetterà come ha chiesto monsignor Viganò accusandolo di coprire Theodore McCarrick, ex vescovo di Washington, indagato di abusi sessuali. Papa Francesco sull’omosessualità certo ha fatto molte aperture, ma che abbia coperto le tonache deviate appare improbabile. beppe.boni@ilcarlino.net
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