Bologna, 22 maggio 2019 - Corpi straziati, le grida, il rumore delle sirene delle ambulanze, le ruspe in azione per ripulire le macerie e liberare le strade. Eccoli gli attimi terribili successivi allo scoppio della bomba del 2 agosto 1980 riproposti questa mattina in aula in occasione dell’udienza all’ex Nar Gilberto Cavallini, imputato per concorso nell'attentato alla stazione di Bologna. Cinquantadue minuti contenuti in una cassetta Vhs e ‘ripulita’ dal perito del tribunale (video).

Le immagini (non inedite) furono girateda una televisione privata e mostrano i primi soccorsi nel piazzale della stazione e vicino ai binari. E c'è stata commozione e qualche lacrima tra i familiari delle vittime della strage. La qualità del video era già stata migliorata da un perito, ma oggi è stata disposta una nuova valutazione, affidata dai giudici a due esperti della Polizia scientifica di Roma,  mirata ad individuare volti di persone che potrebbero essere non estranee alla strage.


I periti utilizzeranno il sistema automatico di riconoscimento delle immagini chiamato "Sari": ad ogni ricerca, immettendo una immagine prelevata da un fotogramma del video, seguirà una 'rosa' di 50 persone. Poi, manualmente, il tecnico selezionerà i singoli volti per un confronto fisionomico più preciso. Verrà utilizzata una banca dati di circa mezzo milione di volti, corrispondenti ai fotosegnalamenti di dieci anni, tra il 1975 e il 1985. Le persone riprese nel filmato e idonee alla ricerca, vista la bassa qualità del video (come spiegato dagli esperti) non saranno moltissime.  Il sistema, infatti, accetta immagini con almeno 20 pixel e riconosce per lo piu' volti in posizione frontale. I tenici avranno 90 giorni per depositare la perizia.

Esame del Dna sui resti di una delle vittime

La Corte d'Assise ha disposto questa mattina un esame del dna sui resti, riesumati recentemente, di Maria Fresu, una delle 85 vittime della strage, all'epoca 23enne  La Corte, presieduta dal giudice Michele Leoni, ha nominato per il nuovo esame un esperto del Ris di Roma. L'istanza per chiedere l'esame genetico era stata presentata dalla difesa di  Cavallini che aveva evidenziato una "disomogeneità" tra i resti attribuiti alla vittima nel 1980 e quelli campionati dopo la riesumazione avvenuta lo scorso 25 marzo presso il cimitero di Montespertoli (Firenze). I resti, in uno stato di conservazione non ottimale, erano in una piccola bara e non racchiusi in contenitori chimici. Maria Fresu perse la vita nella strage del 2 agosto 1980 assieme alla figlia, Angela, di appena 3 anni, la vittima più piccola dell'attentato.

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L'incarico per l'esame sui resti è stato affidato a Elena Pilli. Biologa, consulente genetico-forense presso il dipartimento di Biologia Evoluzionistica dell'Università di Firenze, Pilli è un'esperta nell'analisi del Dna e svolge da circa dieci anni attività di collaborazione con il Ris. Ha lavorato all'identificazione dei caduti tumulati alle Fosse Ardeatine, occupandosi anche di alcuni casi di cronaca eclatanti come la vicenda di Elisa Claps e l'omicidio di Melania Rea.

Esperta nell'analisi del Dna estratto da qualsiasi materiale biologico repertato sulla scena del crimine con particolare riferimento all'analisi di campioni altamente degradati quali ossa e denti umani ed animali, capelli e peli umani ed animali, svolge attività di consulenza genetico-forense alle procure della Repubblica, ai tribunali penali e civili di tutto il territorio nazionale, agli studi legali.