Bologna, 5 agosto 2021 - I carabinieri del Nucleo investigativo di Bologna, coordinati dal procuratore Giuseppe Amato e dai sostituti Roberto Ceroni e Michele Martorelli, in collaborazione con Eurojust e in stretto raccordo con il Servizio di cooperazione internazionale di polizia, hanno arrestato Domenico Paviglianiti, originario di Reggio Calabria e destinatario di un provvedimento di esecuzione di pene di 11 anni, 8 mesi e 15 giorni per associazione di tipo mafioso, omicidio e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Domenico Paviglianiti, arrestato a Madrid

Paviglianiti è ritenuto elemento apicale dell’omonimo casato ‘ndranghetista, tuttora operante nei comuni di San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri (RC) con ramificazioni nel Nord Italia, in particolare in Lombardia, e nel Sud America per la gestione del traffico interazionale di stupefacenti, ed era già stato condannato all’ergastolo (pena in seguito sostituita in quella della reclusione nella durata di 30 anni) per una serie di omicidi, associazione di tipo mafioso e reati legati alla droga commessi a partire dagli anni ’80.

Lo stesso, in particolare, ha avuto un ruolo di prim’ordine nel corso della cosiddetta seconda guerra di mafia quando, insieme ad altre famiglie di ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria, aveva appoggiato la cosca De Stefano nella sanguinosa faida con quella dei Condello.

Nel 1989 Paviglianiti fu uno dei responsabili dell'omicidio di Domenico Valente, ucciso mentre rientrava dal carcere crivellato dai colpi del commando

Su di lui gravava  un nuovo provvedimento emesso dalla procura felsinea, misura nata da un ricorso in Cassazione promosso dalla stessa autorità giudiziaria, che aveva rilevato un erroneo calcolo della pena tale da consentire al Paviglianiti di essere rimesso in libertà nell’ottobre del 2019. In quell’occasione lo stesso aveva lasciato l’Italia e aveva trovato rifugio in Spagna approfittando di uno strutturato circuito relazionale in quel paese, consolidatosi attraverso gli illeciti traffici ivi gestiti. L'uomo è stato arrestato a Madrid.

L'arresto a Madrid

Quando è stato bloccato in strada, vicino alla casa dove viveva a Madrid, il boss della 'Ndrangheta Paviglianiti aveva sei cellulari in un borsello, seimila euro in contanti e documenti falsi con un'identità portoghese. Sono in corso indagini dei carabinieri di Bologna e della polizia spagnola sulle persone che ne avrebbero agevolato la latitanza, da ottobre 2019, quando è stato rimesso in libertà sulla base di un calcolo di pena che poi si è rivelato sbagliato.

Quando è stato preso era da solo ma ci sono accertamenti in particolare su una donna sudamericana.
 

Gli investigatori stanno anche approfondendo le relazioni di Paviglianiti, così da verificare se avesse ripreso la sua attività di broker della droga. In Spagna i carabinieri sono arrivati seguendo le tracce di alcuni familiari e nei mesi scorsi, insieme alla polizia spagnola, hanno svolto dei servizi di appostamento per individuarlo.