Edicolanti in prima linea
Edicolanti in prima linea

Bologna, 15 marzo 2020 - Non hanno mai cambiato abitudini. E anche se il mondo di oggi non è più quello di una settimana fa, modificato nei suoi ritmi e nelle sue abitudini dall’emergenza del Coronavirus che ha messo a tacere la città, invitando le persone a rimanere in casa se non per esigenze di prima necessità, le edicole sono ancora lì, coi loro orari, il loro carico di giornali e chi li vende: l’edicolante resiste e l’informazione va avanti.

Le serrande rosse sparse per la città coi chioschi inconfondibili, che ogni mattina dalle 5 alle 6 si aprono alla novità, sono oggi presidi sociali, nel deserto delle città spopolate, perché il quotidiano si va a comprare anche per fare due passi e le chiacchiere con l’edicolante, spesso definito di fiducia, proprio perché la routine l’ha trasformato in un caro amico.

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Ma in questi giorni è dura, anche un po’ triste, come racconta Claudio Conti, dal profondo del suo chiosco in cima a via Indipendenza, accanto al McDonald ora chiuso, da cui spunta incorniciato di riviste. "Le giornate sono vuote e lunghe perché manca tutto e c’è un senso di abbandono – racconta lui che da tredici anni lavora qui – secondo me era importante eliminare il T-Day, perché è giusto e vietato fare assembramento, ma credo che dopo così tanto tempo le persone abbiano capito come si può uscire, anche per una passeggiata e che si deve stare a una debita distanza, proprio come stiamo io e lei in questo momento".

E specifica: "Io come gli altri arrivo alle 5.30 e sono sul pezzo perché ci devo essere, anche per le spese che ho, ma lavorare così è dura, soprattutto quando passano le macchine con gli altoparlanti che dicono che non bisogna uscire, anche solo per una passeggiata. Ma noi, i tabaccai e le farmacie ci siamo! L’informazione ci deve essere, io sono contento di esserci, ma bisogna essere più chiari in questo senso".

Nel centro della città le edicole sono aperte, anche per comprare altro, ad esempio album e figurine per i bambini. "Che tante famiglie sennò non sanno più come fare", riflette Spiros Matenoglu sotto al portico di via Rizzoli che dà le spalle a palazzo Re Enzo. Lui viene a lavorare da sempre, ma ogni tanto gli prende "un magone", come si dice all’ombra delle Due Torri.

"Mi viene una gran tristezza – sono le sue parole – sia per la situazione di vuoto che ci circonda, ma anche per quello che sta succedendo negli ospedali, per fortuna che la gente ha capito che deve usare la mascherina".

Destinazione via Guerrazzi 25/e, edicola di Piero e Paolo Colonnello, un esercizio che va avanti. "Qui tutto procede abbastanza bene", dice il signor Paolo, che su richiesta porta già da tempo il giornale a domicilio e che in questi giorni sta accontentando le richieste di altri clienti. Ma i clienti sono in fila in mezzo alla strada e lui deve riprendere il lavoro.

Anche via Pratello è presidiata, perché il signor Lino Stefano Neri, proprietario dell’edicola all’angolo con Pietralata, fa un orario molto esteso e se si assenta, sostituito dalla signora Giovanna Filincieri, è giusto per fare la spesa poco più in là.