Bologna, 20 agosto 2018 – Metà della popolazione mondiale convive con l'Helicobacter pylori, un batterio che si annida nello stomaco e che – in una persona su 5 di quelli che ne sono affetti -  finisce per sviluppare sintomi importanti, come ulcera e gastrite cronica. Inoltre, la sua presenza corrisponde a una maggiore probabilità di sviluppare un tumore gastrico, una delle principali cause di morte al mondo tra le patologie oncologiche.

Per questo, sviluppare nuovi antibiotici per fermarlo – necessari anche perché sempre più ceppi del batterio sono ormai in grado di sopravvivere alla terapia antibiotica tradizionale - è una delle priorità dei medici di tutto il mondo. Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna ha aperto una nuova strada grazie al loro studio. La battaglia si è concentrata su come abbattere lo scudo protettivo (l'enzima ureasi) che permettere al batterio di sopravvivere in una mbiente così acido e quindi ostile come il nostro stomaco.

“La nostra idea – dice ancora Barbara Zambelli, ricercatrice dell’Università di Bologna che ha coordinato lo studio – era mettere a punto un meccanismo che agisca a monte con l’attività dell’ureasi, bloccando il processo utilizzato dal batterio per attivare l’ureasi stessa”. La soluzione individuata sta in un peptide – una piccola molecola formata da una sequenza di amminoacidi – in grado di interferire con la maturazione dell’ureasi. I ricercatori hanno così sviluppato un metodo che permette di sintetizzare i peptidi direttamente 'dall’interno', utilizzando batteri ingegnerizzati in laboratorio, coinvolgendo un batterio chiamato Escherichia coli che è stato “convinto” a travestirsi da Helicobacter pylori. 

Il risultato, insomma, è un sistema che permette di provare l’efficacia di queste molecole “convincendo” il batterio a crearle e dunque mettendole a contatto diretto con le altre funzioni del batterio stesso. Un processo che può rivelarsi particolarmente utile per lo sviluppo di nuovi antibiotici. “Si tratta di un’idea innovativa nel campo della ricerca farmacologica - conferma Zambelli -. La possibilità di testare gli inibitori dell’ureasi su un sistema cellulare che mima il batterio bersaglio aumenta la probabilità di ottenere farmaci efficaci”.

La ricerca è stata realizzata da un gruppo del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna – in particolare dalla collaborazione di Alberto Danielli, Stefano Ciurli e Barbara Zambelli – e ha coinvolto anche studenti di diversi corsi di Laurea e Dottorato tra cui la Laurea Magistrale in Biotecnologie Molecolari e Industriali. I risultati sono stati pubblicati su Biochimica et Biophysica Acta con il titolo “Targeting Helicobacter pylori urease activity and maturation: in-cell high-throughput approach for drug discovery”.