di Gabriele Mignardi Il Pignoletto scala l’olimpo dell’enologia nazionale, e lo fa con la versione più tipica del vitigno autoctono dei Colli Bolognesi, ovvero con il frizzante marchiato con la Docg. Dopo molti anni infatti la Guida ai vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso ha assegnato i tre bicchieri dell’eccellenza al Pignoletto frizzante Docg 2019 di Floriano Cinti (nella foto), viticultore ormai storico di Sasso Marconi, dove coltiva circa 26 ettari di vigna. Una parte disposta intorno alla cantina e all’agriturismo Isola del Sasso, e...

di Gabriele Mignardi

Il Pignoletto scala l’olimpo dell’enologia nazionale, e lo fa con la versione più tipica del vitigno autoctono dei Colli Bolognesi, ovvero con il frizzante marchiato con la Docg. Dopo molti anni infatti la Guida ai vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso ha assegnato i tre bicchieri dell’eccellenza al Pignoletto frizzante Docg 2019 di Floriano Cinti (nella foto), viticultore ormai storico di Sasso Marconi, dove coltiva circa 26 ettari di vigna. Una parte disposta intorno alla cantina e all’agriturismo Isola del Sasso, e un’altra parte in collina, tra Montechiaro e Tignano.

Cinti, 63 anni, è alla guida della cantina di Sasso dall’inizio degli anni Novanta. La storia di questa azienda agricola ha però le sue radici nella comunità dell’Isola, una quarantina di giovani pieni di ideali, uomini e donne, fra i 20 e i 25 anni, che fra il 1978 e il 1992 condussero un’esperienza di vita comunitaria, di lavoro e impegno sociale, a partire proprio da questo podere lambito dal fiume Reno.

Un fondo agricolo ed una casa colonica (l’Isola) dove, a metà fra un kibbutz e una nuova Nomadelfia, sei famiglie presero anche casa, fecero figli, organizzarono feste, momenti di partecipazione alla vita cittadina, fondarono il periodico ‘Presenza’ dove si affrontavano i principali problemi della realtà locale. Un’esperienza che si resse economicamente sull’agricoltura, l’allevamento degli animali, la produzione di vino. Ed è da qui che Floriano Cinti inizia i suoi primi 40 anni di vendemmie.

La notizia di questo premio arriva nelle giornate faticose della raccolta dell’uva: "Si prevedeva una produzione in aumento, tanto che siamo ricorsi alla vendemmia verde, e invece è quasi la vendemmia più scarsa della mia vita, alla fine avremo un 40 per cento in meno dello scorso anno -dice sempre pacato e per nulla preoccupato-. C’erano giacenze dello scorso anno ed è proprio vero che non c’è mai un’annata uguale all’altra", commenta muovendosi con esperienza tra cassette d’uva, mosto e tini.

Poco incline al facile entusiasmo, Cinti il prossimo 16 ottobre sarà a Roma a ritirare un riconoscimento che fino ad ora sui colli bolognesi era stato assegnato solo alla Tenuta Bonzara (col Bonzarone) e alla cantina Orsi San Vito (col Pignoletto classico Vigna del Grotto). E che ora arriva per il più diffuso dei Pignoletti, quello frizzante, che da solo rappresenta oltre la metà della sua produzione, e che si trova in cantina a 5,2 euro la bottiglia ed in enoteca a circa 8 euro.

"Questa è una bella notizia per tutto il territorio, per i colli bolognesi, che non saranno il Chianti, ma che esprimono ottimi vini. Buoni, onesti e sani", aggiunge mentre si prepara al passaggio definitivo al biologico, che arriverà con la vendemmia del prossimo anno.