Immagine d’archivio
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Bologna, 17 novembre 2014 - La presunta presenza di scorie tossiche nel terreno sottostante la sede di Hera, in viale Berti Pichat, di cui ha trattato ‘Report’ su Rai3, è al centro di un’inchiesta della Procura. Il fascicolo, in mano al pubblico ministero Giuseppe Di Giorgio con delega d’indagine ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico, nasce in seguito a due denunce risalenti a prima dell’estate.

La prima, a quanto si apprende, accusa la multiutility e arriva dal titolare della società Cogefer, in trattativa da lungo tempo e poi in contenzioso con Hera sull’acquisto di un lotto di terreno nell’area, per edificarlo. La trattativa si interruppe e sulla rescissione del contratto è in atto una causa civile tra le due parti. L’imprenditore, Corrado Sallustro, ha denunciato Hera perché si ritiene danneggiato dalla presenza del materiale pericoloso in un’area confinante a quella dove sarebbe dovuto sorgere il cantiere.

La contro-denuncia di Hera Spa, firmata dal presidente Tomaso Tommasi di Vignano (assistito dall’avvocato Guido Magnisi), respinge le accuse, ritenendo a propria volta l’immagine della società danneggiata da ipotesi calunniose.«Hera sin dall'inizio si era fatta carico di tutti gli oneri relativi all'attività di bonifica». È l'ulteriore precisazione della Multiutily, che in una nota scrive che l'onere a proprio carico era chiaro da subito, «contrariamente a quanto riportato nel servizio di Report, in base al contratto sottoscritto da Hera e Cogefer».  

«Hera sin dall'inizio si era fatta carico di tutti gli oneri relativi all'attività di bonifica». È l'ulteriore precisazione della Multiutily, che in una nota scrive che l'onere a proprio carico era chiaro da subito, «contrariamente a quanto riportato nel servizio di Report, in base al contratto sottoscritto da Hera e Cogefer». 

Intanto si apprende che il presidente di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, è indagato nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta presenza di scorie tossiche nei terreni sottostanti alla sede della multiutility in viale Berti Pichat. Il tutto sarebbe nato con la denuncia dell'imprenditore Corrado Sallustro, ad di Cogefer, che avrebbe dovuto acquistare un lotto edificabile da Hera. Lo stesso Sallustro è a sua volta indagato in un altro fascicolo per calunnia: sia per lui che per Tommasi, comunque, la loro iscrizione nel registro degli indagati sarebbe un atto dovuto.

La situazione del sito Hera in viale Berti Pichat Bologna "e' sotto controllo, non ci sono pericoli per i lavoratori o i cittadini, lo dicono le analisi che si fanno da tempo e lo dico sotto la mia responsabilita'". Il sindaco di Bologna Virginio Merola oggi, sollecitato da diversi interventi di inizio seduta, dopo la puntata di ieri sera di 'Report', rassicura i consiglieri e la citta'. L'inquinamento di quel sito, spiega, risale agli anni '60, "ma dal 2008 c'e' un piano di risanamento dell'area, che e' a un terzo della sua realizzazione". Da quell'anno c'e' un accordo che si sta attuando nei tempi previsti, e che si concludera' nel 2018. Sempre da allora, aggiunge il sindaco, si fanno analisi periodiche e "i terreni contaminati sono stati rimossi", tanto che le uniche due stanze "a rischio" erano state temporaneamente trasformate in archivio e poi "dopo interventi di impermeabilizzazione la prescrizione e' stata tolta".

Insomma, quanto avviene in quell'area, afferma Merola, "non e' sconosciuto in Consiglio comunale, e' stato affrontato in occasioni di confronto e chiarimento, anche in sede di Consiglio regionale". E d'altronde e' dal 2003 che su quella zona si fanno "costanti analisi e interventi di monitoraggio", aggiunge il sindaco, tornando a dire che il Comune sta verificando che siano rispettati puntualmente i tempi fissati dall'accordo di programma: "Se fossimo stati di fronte a relazioni dell'Ausl o dell'Arpa che denunciavano una situazione di pericolosita', di quei tempi ce ne saremo fregati, il punto e' che tutto il sistema di monitoraggio ci indica che non ci sono livelli di pericolosita' per i lavoratori e per i cittadini".

Passando alle acque sotterranee, Merola continua a rassicurare: da una decina d'anni, anche su questo c'e' un piano di monitoraggio e, dal 2009, dell'aria nei vari ambienti. Tutte le attivita' di monitoraggio "vengono svolte da terzi, in coordinamento con Comune, Arpa, Ausl e la Provincia di Bologna". Ora, "tutte le analisi, raccolte in una relazione consegnata semestralmente agli enti di controllo, hanno costantemente escluso qualsiasi profilo di rischio per i lavoratori e per i cittadini, in quanto conformi ai valori di riferimento di legge". Inoltre, la falda che scorre sotto l'area di viale Berti Pichat "si trova tra circa 14 e 20 metri di profondita', ed e' ben distinta dalla falda da cui si attingono le acque che alimentano l'acquedotto cittadino, che sono a 250-400 metri di profondita'". Detto questo, sottolinea il sindaco "voi sapete che Hera fa continue analisi sulla qualita' dell'acqua, solo su Bologna ne fa 5.000: l'acqua di Bologna e' una delle piu' controllate del nostro Paese".

Tornando all'accordo per la bonifica del sito, ad oggi sono stati completati i primi sei lotti d'intervento, mentre sono gia' stati assegnati con gara i lavori del settimo lotto, a carico di Hera, che verra' avviato nelle prossime settimane, non appena arrivano gli ultimi permessi operativi. Questa parte di lavori, una volta completato nel 2015, vedra' il risamento "di oltre il 60% dell'area". Tocca alle autorita' competenti "definire il livello di pericolosita' di un'area inquinata e quindi definire se esistono o meno rischi", ribadisce il primo cittadino e "io non ho altro modo e non voglio avere altro modo che le relazioni dell'Ausl e dell'Arpa per definire se esiste o meno pericolosita', e le relazioni ci dicono di no". Anche per questo, "la nostra priorita' assoluta anche rispetto alle destinazioni d'uso e' stata e sara' sempre la radicale bonifica senza ombra di dubbio di quanto si e' scoperto li sotto".