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22 giu 2022

Marzabotto, Germania ’condannata’ a risarcire

Il giudice civile Arceri: "I soldati tedeschi agirono in seguito a una direttiva di Stato. Avevano ricevuto l’ordine di uccidere tutti"

22 giu 2022
Una manifestazione in ricordo delle vittime della strage di Marzabotto
Una manifestazione in ricordo delle vittime della strage di Marzabotto
Una manifestazione in ricordo delle vittime della strage di Marzabotto
Una manifestazione in ricordo delle vittime della strage di Marzabotto
Una manifestazione in ricordo delle vittime della strage di Marzabotto
Una manifestazione in ricordo delle vittime della strage di Marzabotto

La Repubblica Federale Tedesca dovrà risarcire le vittime degli eccidi perpetrati a Monte Sole dalle ‘Waffen SS’ dal 29 settembre al 5 ottobre 1944. Così ha deciso il giudice civile Alessandra Arceri in una lunga e dettagliata sentenza depositata nei giorni scorsi dove si sottolinea in particolare che i soldati tedeschi, agirono "in esecuzione dell’ordine loro impartito di ‘uccidere tutti e distruggere tutto’". Il procedimento civile è stato promosso da 33 familiari ed eredi di alcune delle 800 vittime della strage di Marzabotto che, a distanza di quasi 80 anni, hanno chiesto alla Germania di pagare per i crimini di guerra e i massacri commessi dai propri soldati.

La sentenza, che non è ancora definitiva perché il danno dovrà essere quantificato da un consulente che sarà nominato il 28 luglio, riconosce il diritto risarcitorio ai familiari delle vittime sulla base della sentenza della Corte costituzionale del 2014. La Corte in quell’occasione sancì un principio di diritto secondo cui, a fronte della perpetrazione di un crimine internazionale quali sono i crimini di guerra, i crimini contro la pace e i crimini contro l’umanità, è possibile per il giudice italiano derogare al principio di immunità degli Stati.

"Nel corso dell’operazione militare – si legge nell’atto – diretta a contrastare la formazione partigiana Stella Rossa, tra il 29 ed il 30 settembre 1944 e successivamente tra il 1 ottobre ed il 5 ottobre dello stesso anno, nella zona ricompresa tra i Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, alcuni membri del settore armato delle SS, appartenenti alla 16^ Divisione-SS Corazzata Granatieri comandata dal generale Max Simon e, più specificamente, al 16 Reparto Ricognitori comandato dal maggiore Walter Reder, si rendevano responsabili di plurimi eccidi che colpivano le famiglie degli odierni attori".

In quei giorni, "non solo uomini – è il cuore della sentenza – ma anche donne, bambini e anziani, benché del tutto estranei alle attività militari in corso venivano barbaramente uccisi, senza alcuna necessità o giustificato motivo, dagli appartenenti alle SS, che, come accertato dal Tribunale militare di La Spezia nel 2007, agivano in esecuzione dell’ordine loro impartito di ‘uccidere tutti e distruggere tutto’. Le atrocità compiute, infatti, non dipendevano da scelte individuali dei militari impegnati sul campo, bensì erano parte integrante di un preciso disegno strategico ideato al vertice del Reich". Recepito in Italia per il tramite "delle direttive del Feldmaresciallo Kesselring" e messo in atto "dai membri del 16 Reparto Ricognitori della 16^ Divisione SS Corazzata Granatieri, i quali eseguivano gli ordini del maggiore Reder, come riconosciuto sia dal Tribunale Militare di Bologna il 31 ottobre del 1951, sia dalla Corte di Appello di Roma il 7 maggio 2008".

La Germania si era opposta durante il procedimento sollevando una serie di questione tecniche, dal difetto di giurisdizione fino alla prescrizione del diritto al risarcimento. Tutto rigettato dal giudice che ha dato ragione alle vittime.

n.b.

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