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11 mag 2022

Obbligate a prostituirsi a tempo E sotto l’occhio delle telecamere

Misure cautelari per un’intera famiglia: madre, padre e figli gestivano un giro di squillo in Bolognina. Giovani sudamericane invitate in Italia con la promessa di un lavoro, poi costrette a prestazioni per pochi spicci

11 mag 2022
nicoletta tempera
Cronaca
Roberto Pititto è il capo della Squadra mobile, che ha condotto le indagini coordinate dal pm Dambruoso
Roberto Pititto è il capo della Squadra mobile, che ha condotto le indagini coordinate dal pm Dambruoso
Roberto Pititto è il capo della Squadra mobile, che ha condotto le indagini coordinate dal pm Dambruoso
Roberto Pititto è il capo della Squadra mobile, che ha condotto le indagini coordinate dal pm Dambruoso
Roberto Pititto è il capo della Squadra mobile, che ha condotto le indagini coordinate dal pm Dambruoso
Roberto Pititto è il capo della Squadra mobile, che ha condotto le indagini coordinate dal pm Dambruoso

di Nicoletta Tempera

Cinquanta euro a prestazione, con la raccomandazione di dedicare, a ciascun cliente, tra i 5 e i 10 minuti al massimo, per poter accettare più appuntamenti possibile al giorno. Alle ragazze, che si prostituivano per conto della famiglia imolese in due appartamenti della Bolognina, restavano però soltanto gli spiccioli. Un regime di sfruttamento a cui una ventenne venezuelana ha deciso di porre fine, denunciando alla polizia il giro di cui faceva parte, gestito da una connazionale di 50 anni, assieme al marito, italiano, di 44 anni, e ai figli, un ragazzo e una ragazza, di 25 e 20 anni.

E ieri mattina la Squadra mobile, che ha condotto le indagini coordinate dal pm Stefano Dambruoso, ha eseguito con i colleghi del commissariato di Imola le misure cautelari disposte dal gip Letizio Magliaro a carico della famiglia di ‘protettori’: madre e padre sono finiti ai domiciliari nella loro casa di Imola; per i figli, con posizioni più leggere, è stato disposto l’obbligo di firma. L’inchiesta è partita a novembre scorso, quando la ventenne sudamericana, stanca di fare la vita, ha svelato alla polizia come trascorreva le sue giornate nelle quattro stanze della Bolognina, sorvegliata anche a distanza dalla maitresse e dai suoi famigliari attraverso le telecamere piazzate nell’appartamento. Che, secondo la ricostruzione della polizia, servivano a controllare che le ragazze si comportassero come da loro indicato, pena rimproveri in caso di sgarri.

La Squadra mobile, partendo da questa testimonianza, a cui subito ne è seguita un’altra, di un’altra giovane prostituta, attraverso attività tecniche e tradizionali è riuscita a ricostruire come la fruttuosa attività della famiglia andasse avanti almeno dal 2018. Un frangente temporale durante il quale, a detta della cinquantenne a capo del giro, "ci siamo fatti mezzo milione di euro". Le ragazze, infatti, chiedevano 50 euro a prestazione, trattenendo per loro solo dieci euro. E in una giornata potevano accogliere decine di clienti, inviati loro dalla famiglia, che gestiva i loro profili sui siti di settore e prendeva anche gli appuntamenti, visto che spesso le ragazze non parlavano ancora italiano. In quattro anni una ventina di sudamericane, la maggior parte venezuelane, sono passate negli appartamenti della famiglia. A reclutarle, nel paese d’origine, con la promessa di un lavoro ‘normale’ era proprio la cinquantenne: le ragazze arrivavano in Spagna e da lì la famiglia le andava a prendere per portarle in Italia, tenendo i passaporti. Ieri, quando la polizia è andata nell’appartamento in Bologna, ha trovato due ragazze, adesso affidate a una casa protetta. Nell’abitazione, di proprietà della famiglia e adesso posta sotto sequestro, sono stati trovati 5mila euro; altri 2mila nell’abitazione di residenza a Imola degli indagati.

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