Patrick Zaki con la sua famiglia
Patrick Zaki con la sua famiglia

Bologna, 9 dicembre 2021 - "Patrick ha dormito qui al Cairo. Sì, è vero, abbiamo festeggiato un po' con amici come era normale dopo tanti mesi di tristezza": lo ha detto la sorella dello studente egiziano dell'Università di Bologna, Marise George, il giorno dopo la scarcerazione avvenuta a Mansura. Marise ha sottolineato come siano infondate le voci su una presunta conferenza stampa che Patrick avrebbe dovuto tenere oggi al Cairo: "non è assolutamente vero", ha affermato la giovane. 

Aggiornamento Patrick Zaki a 'Che tempo che fa': "Mi sento bolognese e voglio vivere a Bologna"

Sulla scarcerazione di Patrick Zaki ha parlato anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, intervenendo ad Agorà su Rai Tre: "E' un fatto importante e positivo. Il governo fin da subito si è occupato di questa vicenda e finalmente oggi siamo davanti a una svolta, all'inizio di una nuova fase positiva".

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Patrick Zaki: "Grazie Italia"

Patrick Zaki libero. Non è più uno slogan o il titolo di una manifestazione, ma è realtà. Lo studente egiziano dell'università di Bologna è uscito dal portone blindato di un commissariato di polizia di Mansura e, dopo 22 mesi di detenzione, ha potuto abbracciare la madre. Non è pianamente libero, perché è ancora sotto processo e rischia cinque anni di reclusione, ma almeno è potuto tornare a casa. E il suo primo pensiero è stato all'Italia: "Grazie a tutti", alle istituzioni e soprattutto a Bologna che definisce la "sua gente" che gli ha fatto sentire il sostegno. "Voglio tornarci il prima possibile2, ha detto appena tornato finalmente nella casa dei genitori, lasciandosi andare sul divano.

Sulla base dell'ordine di scarcerazione arrivato martedì da un giudice monocratico, il 30enne è tornato a piede libero e ad aspettarlo all'uscita c'erano tante donne, la madre Hela che ha abbracciato a lungo per prima, poi la fidanzata e la sorella Marise, da sempre in prima linea per la sua scarcerazione. "Un abbraccio che vale più di tante parole. "Bentornato Patrick!", ha scritto su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, con l'Ambasciata d'Italia al Cairo che ha seguito la complicata vicenda giudiziaria passo passo.

''Sono ancora un po' confuso, tutto sta andando velocemente. Ma ora sono felice, sono qui con la mia famiglia, con tutte le persone che amo. Tutto qui". Lo ha detto Zaki al Corriere della Sera, parlando dalla sua casa di infanzia a Mansoura, in Egitto, dove ieri è stato rilasciato dopo 670 giorni di detenzione.

''Non mi hanno annunciato che sarei stato rilasciato - racconta ancora lo studente egiziano dell'Alma Mater di Bologna - All'improvviso mi hanno portato al commissariato, e hanno iniziato a prendermi le impronte. Non capivo cosa stesse succedendo, non c'erano segnali che mi stessero per scarcerare. Ero confuso. Non posso dire tutti i dettagli e preferisco non parlare delle condizioni di detenzione. Ma poi ho capito che c'era una speranza. È la speranza, sai, la cosa più difficile da tenere in vita quando ti tolgono la libertà".

Il rettore: "Speriamo di averlo al più presto qui a Bologna"

Il rettore dell'Alma Mater di Bologna conferma la possibilità per Zaki di riprendere gli studi interrotti con l'arresto. "Per tutto il prossimo semestre abbiamo ancora didattica mista- ricorda Molari- quindi è possibile seguire i corsi anche a distanza. Per quanto riguarda Patrick, intanto diamogli qualche giorno per riprendersi da questi 22 mesi difficili. Poi deciderà lui cosa fare, vedremo se intenderà proseguire i suoi studi da Il Cairo o venire direttamente qua a Bologna".

Nel frattempo "ci fa piacere" che lo stesso Zaki abbia espresso il desiderio di tornare a Bologna, aggiunge il rettore. "Sono state due giornate bellissime, con la notizia della liberazione e il suo ritorno a casa, con quella bella immagine di Zaki che veste la maglietta dell'Università di Bologna- ripercorre i momenti Molari- sono stati momenti molto belli, emozionanti e toccanti. Speriamo di averlo di nuovo al più presto qui con noi, a riabbracciare la nostra università e la nostra comunità".

Patrick Zaki storia

Dopo circa 670 giorni dietro le sbarre Patrick Zaki ha lasciato il carcere, ma la sua vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa. Anzi, gli attivisti chiedono di usare "un cauto ottimismo". L'accusa di diffusione di false notizie nel Paese e all'estero non è decaduta, e la Corte della seconda divisione del Tribunale di Emergenza per i reati minori di Mansoura - nel nord del Paese - ha stabilito di aggiornarsi l'1 febbraio prossimo.

La buona notizia è che il ricercatore, dopo un'infinità di udienze in cui la carcerazione preventiva nel carcere di massima sicurezza di Tora al Cairo veniva regolarmente rinnovata, è potuto tornare a casa e riabbracciare la fidanzata, i genitori e la sorella Marise, trascorrendo con amici e parenti questo Natale. La cattiva, è che Zaki rischia ancora il carcere, inoltre troppe incognite pesano su un procedimento che secondo i difensori per i diritti umani non dovrebbe proprio svolgersi.

Primo, perché lo studente è a processo per aver esercitato la libera manifestazione del pensiero, un diritto che la Costituzione egiziana salvaguarda. Zaki è infatti "reo" di un articolo pubblicato su un sito web nel 2019 in cui denunciava abusi, molestie e violenze di cui è vittima la minoranza a cui lui stesso appartiene, quella copto-cristiana.

Secondo, perché la sua vicenda giudiziaria è segnata da varie irregolarità, a partire dalla questione del sequestro di cui sarebbe stato vittima. Stando alla famiglia, Zaki è stato arrestato dagli agenti della National security agency - i servizi segreti egiziani - all'aeroporto del Cairo il 7 febbraio del 2020. Lo studente, iscritto al primo anno di un master europeo presso l'università 'Alma Mater Studiorum' di Bologna, stava rientrando per una breve vacanza dopo aver terminato la sessione invernale degli esami.

Nei verbali ufficiali risulta invece che l'arresto è avvenuto l'8 febbraio a Mansoura, ossia il giorno dopo, nella sua città d'origine. Dove è stato Patrick nel lasso di tempo tra l'atterraggio dell'aereo e la detenzione a Mansoura? Per i suoi legali, nelle mani dell'Nsa, che è anche accusata di averlo percosso e usato l'elettroshock durante il primo interrogatorio. Gli avvocati hanno chiesto alla Corte - senza ottenere risposta - di poter avere accesso ai video delle telecamere di sorveglianza dell'aeroporto per sciogliere il nodo del sequestro. Una pratica che stando a un report di Amnesty International del 2016 ("Egitto: 'Tu ufficialmente non esisti'. Sparizioni forzate e torture in nome del contrasto al terrorismo") sarebbe "una tendenza che vede centinaia di studenti, attivisti politici e manifestanti, compresi 14enni, sparire nelle mani dello Stato senza lasciare traccia". Di tali sparizioni Amnesty accusa l'Nsa.