Patrick Zaki in una foto tratta dal profilo Twitter della ong Eipr
Patrick Zaki in una foto tratta dal profilo Twitter della ong Eipr

Bologna, 5 aprile 2021 - “Non credo che lo scarcerino”. E' pessimista Hoda Nasrallah, avvocata di Patrick Zaki, studente egiziano dell'Università di Bologna in carcere nel suo Paese con l'accusa di sedizione tramite social network. Oggi si è svolta l'udienza sul rinnovo della custodia cautelare. I difensori hanno denunciato il "pessimo stato psicologico" in cui versa il ragazzo da 14 mesi in carcere e hanno chiesto "la sostituzione dei giudici, dopo aver riscontrato i numerosi rinnovi della sua carcerazione per un ingiustificato accanimento".

"Non voglio sembrare blasfemo ma sembra di essere davvero di fronte alla passione di Patrick, è urgente che ci sia tutta la mobilitazione possibile sul piano diplomatico, soprattutto dell'Italia. Ora dobbiamo aspettare l'esito dell'udienza, ma questa è una situazione su cui bisogna fare il massimo e farlo presto". Così il portavoce di Amnesty international, Riccardo Noury.

La polizia avrebbe impedito la presenza in aula dei diplomatici stranieri, tra cui uno italiano: lo ha detto all'Ansa Nasrallah senza fornire altri dettagli sull'episodio avvenuto all'ingresso dell'Istituto per assistenti di polizia all'interno del quale, alla periferia sud del Cairo, si trova il tribunale che esamina anche il caso dello studente. “Vi sono stati problemi per la partecipazione degli stranieri anche dopo l'approvazione da parte del giudice a causa di un rifiuto della polizia”, si è limitata a dire la legale riferendosi quindi anche ai diplomatici che comunque hanno depositato, come di consueto, comunicazioni scritte per esprimere l'interessamento al caso giudiziario di Patrick.

Chi è Patrick Zaki

Lo studente di Bologna si trova in carcere da quasi 14 mesi con l'accusa di sedizione tramite i social network. Come da tempo denuncia però l'ong con cui Zaki collaborava, l'Egyptian initiative for personal rights (Eipr), tali accuse sarebbero "fabbricate" mentre le prove "non ci sarebbero" o non sarebbero "evidenti". Il processo in merito alle accuse di cui il ricercatore è accusato deve ancora iniziare.