Gianni Petrucci, presidente Federbasket
Gianni Petrucci, presidente Federbasket
di Massimo Selleri Dopo l’allarme lanciato da Virtus e Fortitudo dalle pagine del Carlino, anche Il presidente della Federbasket Gianni Petrucci condivide la posizione dei due club bolognesi. In questo momento il numero uno della Fip è a Tokyo, ma la notizia che si ripartirà con una capienza dei palasport blindata al 25 per cento proprio non gli va giù. "Solo noi come federazione – spiega Petrucci – abbiamo perso circa 13.5 milioni di euro tra inattività e impianti chiusi e abbiamo fatto i salti mortali per mantenere il nostro bilancio sano. Non è...

di Massimo Selleri

Dopo l’allarme lanciato da Virtus e Fortitudo dalle pagine del Carlino, anche Il presidente della Federbasket Gianni Petrucci condivide la posizione dei due club bolognesi. In questo momento il numero uno della Fip è a Tokyo, ma la notizia che si ripartirà con una capienza dei palasport blindata al 25 per cento proprio non gli va giù.

"Solo noi come federazione – spiega Petrucci – abbiamo perso circa 13.5 milioni di euro tra inattività e impianti chiusi e abbiamo fatto i salti mortali per mantenere il nostro bilancio sano. Non è vero che perdiamo tutto allo stesso modo, perché solo noi e il calcio abbiamo anche una dimensione professionistica che significa pagare più tasse. Il vero problema non è la decisione in sé, quanto il modo con cui si fanno queste scelte".

Perché?

"Ho parlato con la sottosegretaria allo sport Valentina Vezzali che mi ha detto che il 25 per cento è un punto di partenza e che è possibile si allarghi. Personalmente non ho nulla contro di lei, ma sono molto scettico. Le domande spontanee sono: quando? Come? E a che condizioni? Il vero problema è che al Comitato Tecnico Scientifico è stato dato un potere che supera l’infallibilità del Papa. Quando il pontefice prende una decisione in termini di fede la motiva e, quindi, si può discutere. Si può essere d’accordo o meno, ma se ne conosce la logica. Noi delle scelte del Cts non sappiamo nulla, vengono calate dall’alto e noi dobbiamo subirle. Si decide su di noi senza sapere quali sono i problemi. E’ come se per aumentare la sicurezza stradale si impedisse alle macchine di circolare".

Sente che lo sport sia trattato come una realtà di serie B?

"Questo è un dato di fatto. Prendiamo l’esempio della nostra nazionale e di quella del calcio. Noi andiamo alle Olimpiadi, loro vincono gli Europei e tutti salgono sul carro dei vincitori. Poi succede che il giorno dopo c’è da prendere una decisione e tutta la fatica che hai fatto per raggiungere questi risultati non vale più nulla e se c’è da stabilire qualcosa che ti riguarda nessuno si fa più sentire".

Cosa proponete?

"Di essere coinvolti nelle scelte o quanto meno di essere ascoltati. Partire con il 25 per cento della capienza degli impianti significa chiedere un sacrificio alle società che non so quanto sia ancora sostenibile, magari il 50 per cento con green pass o altre precauzioni sarebbe diverso".

Come se ne esce?

"Noi non ci arrendiamo e come movimento prenderemo esempio dalla nostra nazionale che ha avuto la forza di non ascoltare i pronostici che la davano per spacciata e, invece, è qui alle Olimpiadi. Questa è un’altra cosa che mi fa arrabbiare, nessuno credeva in noi neppure all’interno del mondo sportivo italiano e, infatti, non siamo negli spot promozionali, ma siamo qui e cercheremo di fare bene".