Alessandro Bonafede, cittadino di Ripoli, mostra i calcinacci del viadotto Rio Piazza
Alessandro Bonafede, cittadino di Ripoli, mostra i calcinacci del viadotto Rio Piazza

Bologna, 14 agosto 2019 – Tutto come prima. I tre ponti cittadini più a rischio, quelli segnalati da Palazzo d’Accursio poco meno di un anno fa al ministro Toninelli dopo la tragedia del Ponte Morandi (esattamente 365 giorni fa), non hanno ancora bevuto l’annunciata pozione riabilitativa. O quasi, perché l’intervento complessivo sul Pontelungo di via Emilia Ponente, sul Bacchelli di viale Togliatti e sul ponte di viale Pertini che solca il Reno (come gli altri due) dovrebbe iniziare a breve, a settembre. Nello specifico, proprio per quanto riguarda il Bacchelli la giunta Merola ha deciso di anticipare i lavori rispetto al piano triennale 19-21, facendo partire l’installazione di un sistema elettronico di allerta che avviserà il Comune in caso di eventuali microcedimenti. Siamo andati a controllare e quei sistemi ci sono già, mentre per il resto, chiariscono fonti comunali, bisognerà aspettare settembre, quando verranno posizionati pochi millimetri dalle travi dei puntelli di sicurezza che faranno da eventuale ‘cric’ per i piloni ammalorati. Almeno fino all’intervento di ristrutturazione in programma nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici per il 2020, per il quale è stato investito un milione di euro. Durante l’esecuzione dei lavori dell’anno prossimo, i sistema di sicurezza «diventeranno di supporto effettivo e risulteranno utili nelle fasi di parziale demolizione del calcestruzzo ammalorato dei piloni, sostenendo il ponte – ha dichiarato il Comune –. I lavori saranno assegnati e condotti a termine entro settembre 2019: non sarà necessario chiudere al transito il ponte Bacchelli, ad eccezione dei veicoli sopra le 40 tonnellate».

Durante il nostro giro tra i ponti cittadini ancora i raggi X, siamo finiti anche al Pontelungo, tra velivoli Ryanair che sibilano sopra i condomini e qualche temerario che prende il sole sulla riva del Reno. Il Pontelungo di Borgo Panigale come noto è stramonitorato, troviamo reti di contenimento e gli stessi sistemi di allerta piazzati al Bacchelli, ma i cantieri dovrebbero partire tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, bisogna fare la gara. A bilancio il costo dell’intervento ammonta a 14 milioni di euro, uno in più rispetto a quanto calcolato l’anno scorso, mentre per quanto riguarda il ponte sul Reno di viale Pertini proseguiranno i consueti monitoraggi in corso su tutti i ponti cittadini, a bilancio c’è un milione di euro per interventi straordinari su ponti e viadotti. Non ci sono nuove criticità infine al ponte di via San Donato, che presenta gli stessi puntelli d’acciaio che aveva un anno fa, e al ponte Galliera che attraversa la ferrovia e che porta in Bolognina.

A Ripoli di San Benedetto Val di Sambro intanto il gigante mostra ancora i denti. Ferri arrugginiti e scoperti come un ghigno, da cui «cadono ogni giorno pezzi di calcinaccio». Fanno ancora paura le condizioni dei piloni autostradali sulla A1 Panoramica. All’ombra del viadotto Rio Piazza, nella frazione di Ripoli, a un anno di distanza, per i residenti, la situazione non è cambiata di molto. L’area, sorvegliata da una fitta rete di apparecchi di monitoraggio, è soggetta a movimenti dal ‘lontano’ 2011, quando iniziarono i lavori per la Variante di Valico fra Bologna Firenze. «Un’opera posizionata proprio su una frana quiescente, cioè dormiente, che con ogni probabilità è stata riattivata dai lavori di costruzione – spiega il geometra Alessandro Bonafede, portavoce dell’ormai ex comitato ‘Autosole’ –. Ecco, di questi movimenti non sappiamo praticamente nulla dal 2014, l’anno in cui è stato pubblicato l’ultimo bollettino sul sito del Comune». L’impianto di monitoraggio del terreno, uno dei più grandi d’Italia, come si suol dire, ‘ha le ore contate’; infatti, il protocollo per l’osservazione del movimento franoso scadrà a fine 2019. È proprio questo che preoccupa gran parte dei residenti della frazione: un paese pieno di ferite, dalle armature metalliche in bella vista dei piloni autostradali, alla colonna della chiesa trecentesca di Santa Maria Maddalena spaccata da una crepa nel 2011.

Molte sono state ‘curate’ grazie ai fondi di risarcimento erogati in questi anni, per esempio casa di Adalberto Monti: oggi ridipinta con un bell’intonaco rosso e giallo, ma che fino a qualche anno fa portava ancora i segni degli smottamenti. «I calcinacci dal viadotto continuano a cadere – commenta –, la situazione ci preoccupa, ma non più come una volta: ormai ci abbiamo fatto il callo. Vediamo che i monitoraggi ci sono, ma quando finiranno?». Il tema centrale resta quindi quello della proroga, chiesta dal Comune già lo scorso anno, e invocata anche da Dino Ricci, anche lui geometra, ed ex tecnico di Italstrade, la società che costruiva per compito del gruppo Iri, ex azionista di riferimento di Autostrade fino al ‘99. «Tutta la zona continua a muoversi di un centimetro e mezzo all’anno, sarebbe importante mantenere verifiche e controlli. Sono dati che dovrebbero essere pubblici, perché ce li tengono nascosti? In alcune zone – continua Dino Ricci –, per esempio la borgata Selva, si superano i 2 centimetri di spostamento, in altre si arriva a 0,5. Perché? I piani di scorrimento del terreno sono molto più profondi delle fondamenta dell’A1 e anche di tutte le case circostanti».

Autostrade specifica che è la Direzione di Tronco di Firenze a occuparsi della raccolta dei dati, i cui esiti vengono inviati mensilmente al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e, a quanto risulta alla società, fino a oggi i monitoraggi non hanno mai messo in luce alcuna criticità. Inoltre, lo scorso giugno, sul Rio Piazza sono state condotte attività di manutenzione ordinaria al sistema di rilevamento e installato un nuovo sensore. Il viadotto resta infatti un sorvegliato speciale: il monitoraggio della struttura proseguirà in modo continuato in futuro e senza alcuna data di scadenza.