Barberini Mengoli
Casualmente ho ritrovato un articolo di Eugenio Riccòmini che accompagnava una mostra realizzata nel 1990. Si parlava del lento, ma positivo rientro in Italia, grazie soprattutto ai Musei e alle Gallerie d’arte, dei nostri preziosi dipinti antichi. Ritengo sia da rileggere. Ci si riferisce al periodo che va dalla fine ‘800 a tutto il ‘900. "…proprio per il successo accettato e diffuso della scuola bolognese, durato per quasi tre secoli, le raccolte formatesi a Bologna continuavano a scemare: le offerte erano allettanti, le entrate delle famiglie nobili sempre più scarse, legate solo ai proventi dell’agricoltura; e i dipinti, indicati e segnalati proprio da esperti e conoscitori bolognesi se ne andavano alla chetichella. E se ne trovano infatti, oggi, per ogni dove, e soprattutto al di là dell’Atlantico. Per non dire che quell’emigrazione era cominciata ben prima: con la commissione continua, e l’acquisto diretto nelle botteghe dei pittori, dei loro dipinti più belli e gradevoli; e infatti non c’è villa inglese o, meglio ancora , palazzo o principe vescovo tedesco o austriaco, o di granduca russo, che non allinei, nella propria galleria, dipinti d’ottima scuola bolognese. Sopraggiunse poi, con l’aprirsi della modernità e con la crisi del gusto nell’età delle avanguardie, una stasi durata decenni. I Carracci erano in fondo pittori d’Accademia: e Guido Reni sapeva di dolciastro e non poteva certo tenere il passo né di Van Gogh né di Picasso… gli studiosi di passo lento, ma ostinato hanno rimesso le cose in equilibrio. Di ciò i mercanti hanno subito tenuto conto, anche perché erano assidui alle belle mostre con cui Bologna tornava a far riflettere su se stessa…..Così anno dopo anno, parecchie tele bolognesi che avevano compiute anche inverosimili peripezie hanno fatto ritorno tra le mura cittadine". In questa riappropriazione di una identità culturale che era sfuggita, i mercanti e i collezionisti sono stati importantissimi.