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"Spese e risorse, InsolvenzFest studia il futuro"

Massimo Ferro coordina la nona edizione dell’evento su debiti e disuguaglianze: "La pandemia ha evidenziato tante storture"

Pubblicato il 18 settembre 2020
Massimo Ferro coordina l’Osservatorio sulle crisi d’impresa, che ha organizzato il festival
di Riccardo Rimondi "Nessuna scelta di spesa è neutra e tutte fanno emergere un indebitamento". Oggi e domani entra nel vivo la nona edizione di InsolvenzFest. Tema, debiti e disuguaglianze. Declinati sotto il profilo dell’economia, dell’istruzione e dello sport. "L’avevamo scelto prima della pandemia, poi mantenendo la cornice abbiamo tarato i temi sull’attualità", racconta Massimo Ferro, coordinatore dell’Oci (Osservatorio sulle crisi di impresa) che ha organizzato il festival. Tutti i relatori saranno presenti a Bologna. Raro, visto il...

di Riccardo Rimondi

"Nessuna scelta di spesa è neutra e tutte fanno emergere un indebitamento". Oggi e domani entra nel vivo la nona edizione di InsolvenzFest. Tema, debiti e disuguaglianze. Declinati sotto il profilo dell’economia, dell’istruzione e dello sport. "L’avevamo scelto prima della pandemia, poi mantenendo la cornice abbiamo tarato i temi sull’attualità", racconta Massimo Ferro, coordinatore dell’Oci (Osservatorio sulle crisi di impresa) che ha organizzato il festival.

Tutti i relatori saranno presenti a Bologna. Raro, visto il periodo. "Penso che abbiano concorso due fattori. Credo che abbia giocato l’orgoglio nel partecipare a una manifestazione di nicchia che sta crescendo e a livello nazionale offre uno sguardo abbastanza avanzato. L’altro aspetto deriva dalla città e dalle sue istituzioni, amministrative e culturali, dalla voglia di uscire di casa e confrontarsi con un ambiente che, limitando la possibilità di contagi, ripristini le condizioni di confronto pubblico".

Il tema scelto sembra particolarmente calzante per l’epoca post-pandemia. Un caso?

"L’avevamo scelto prima, in fase di progettazione. Poi, dopo tanta esitazione abbiamo deciso di fare il festival in forma piuttosto ridotta: usiamo due luoghi della città invece che i sei dell’anno scorso. Abbiamo mantenuto la cornice, debiti e diseguaglianze, cambiando i temi e relatori tarandoli in ordine all’attualità".

Cosa ci dicono le disuguaglianze emerse in questi mesi?

"Da un lato abbiamo imparato l’importanza di un sistema pubblico che non lasci indietro nessuno, parliamo della scuola e della sanità. Ma ci sono storture che la pandemia sta mettendo in evidenza. Dovremmo rivedere le regole in funzione del bene pubblico che questi due grandi sistemi sono destinati a soddisfare".

In che modo lo sport si lega al tema delle diseguaglianze?

"Finito il lockdown, la più grande aspirazione è stata uscire di casa. Per molti ha significato riunirsi agli amici per il calcetto, o andare a correre. Ma le persone che hanno bisogno di un sostegno, o non sono uscite o non sono riuscite a riprendere queste attività. Questo ci fa riflettere su cosa sia lo sport: se inteso come rieducazione fisica e psichica delle persone al governo del proprio corpo, l’impegno dovrebbe essere far sì che anche le persone diversamente abili godano della reimmissione nella socialità".

Quale vorrebbe che fosse l’eredità dell’Insolvenzfest?

"Vorremmo che crescesse l’educazione culturale presso l’opinione pubblica a informarsi e a capire che nessuna scelta di spesa è neutra e che tutte fanno emergere un indebitamento. L’indebitamento dovrebbe essere responsabile, visto che lo pagherà chi non è ancora nato. Lo stesso riguarda l’utilizzo delle risorse del pianeta".

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