di Federica Orlandi Tre ore. Un interrogatorio fiume quello di P. R., l’agente immobiliare indagato nell’inchiesta di ’Villa Inferno’ comparso davanti al sostituto procuratore Stefano Dambruoso per chiarire la propria posizione sulla vicenda che ruota attorno ai festini per lo più ospitati nella ormai nota villa di Pianoro. Per il quarantaduenne, che deve rispondere di spaccio, induzione alla prostituzione minorile e produzione di materiale pornografico minorile, il gip Letizio Magliaro ha disposto l’obbligo di...

di Federica Orlandi

Tre ore. Un interrogatorio fiume quello di P. R., l’agente immobiliare indagato nell’inchiesta di ’Villa Inferno’ comparso davanti al sostituto procuratore Stefano Dambruoso per chiarire la propria posizione sulla vicenda che ruota attorno ai festini per lo più ospitati nella ormai nota villa di Pianoro. Per il quarantaduenne, che deve rispondere di spaccio, induzione alla prostituzione minorile e produzione di materiale pornografico minorile, il gip Letizio Magliaro ha disposto l’obbligo di firma.

È proprio sulle misure, però, che a breve potrebbe esserci un colpo di scena. È stata infatti fissata l’udienza per l’impugnazione da parte del pm dell’ordinanza riguardante appunto le misure cautelari disposte per sette degli otto indagati di ’Villa Inferno’.

In 15 pagine indirizzate al tribunale del riesame, Dambruoso si scaglia contro le "argomentazioni sostanzialmente illogiche" del gip e "non corrispondenti a quanto raccolto e prodotto con il corposo materiale probatorio", in particolare nella scelta di adottare l’ipotesi della lieve entità per tutti gli indagati tranne uno (Davide Bacci) e di "ammorbidire" la posizione dell’immobiliarista P.R. riguardo la prostituzione minorile.

Il pm chiede allora il carcere anche per P. R., così come per Cresi e Cavazza, ora ai domiciliari; una scelta dovuta al " loro maggiore coinvolgimento" nella vicenda. Per gli altri tre indagati nei cui confronti è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il sostituto procuratore chiede il divieto di dimora nella Città metropolitana, secondo lui l’unico modo efficace per "interrompere il vincolo di solidarietà" tra gli indagati e per evitare che reiterino le condotte contestate "seguendo lo stesso modus operandi" che avrebbero utilizzato per "adescare" la diciassettenne, grazie alla loro ingente "disponibilità di denaro e di stupefacente". Non compare, è ovvio, Davide Bacci: il gip aveva già disposto il carcere per il padrone di Villa Inferno, misura poi trasformata nei domiciliari a casa del padre dal Riesame.

Nel frattempo però, si diceva, ieri c’è stato il lungo interrogatorio di P. R. Il quale ha risposto a tutte le domande senza lesinare dettagli su dinamiche e circostanze. Il verbale è secretato, ma nel frattempo il suo avvocato Giorgio Bacchelli si definisce "molto soddisfatto: il nostro assistito ha risposto a tutte le numerose domande in maniera esauriente, dando a mio parere giustificazioni plausibili a molte circostanze. Ha risposto con completezza e convinzione, al preparatissimo pm. Possiamo dirci moderatamente ottimisti sull’esito di questo incontro".