Vivono in Romania, ma percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza italiano. Complessa operazione della squadra di polizia giudiziaria del commissariato di San Giovanni in Persiceto che ha scoperto, se così la vogliamo chiamare, la banda del reddito di cittadinanza da esportazione. La banda è composta da dieci romeni, residenti nel paese balcanico, che sono stati sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per aver percepito indebitamente dall’ottobre scorso il reddito di cittadinanza e per falso ideologico. Gli indagati avrebbero truffato finora allo Stato italiano circa 19.000...

Vivono in Romania, ma percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza italiano. Complessa operazione della squadra di polizia giudiziaria del commissariato di San Giovanni in Persiceto che ha scoperto, se così la vogliamo chiamare, la banda del reddito di cittadinanza da esportazione.

La banda è composta da dieci romeni, residenti nel paese balcanico, che sono stati sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per aver percepito indebitamente dall’ottobre scorso il reddito di cittadinanza e per falso ideologico. Gli indagati avrebbero truffato finora allo Stato italiano circa 19.000 euro. "Le indagini – spiega il vicequestore Fabrizio Servidio, dirigente del commissariato di Persiceto – ci hanno permesso di accertare che gli indagati, tutti di nazionalità romena, avevano presentato all’Inps, attraverso il servizio di un patronato del Milanese, la richiesta per ottenere il reddito di cittadinanza. E lo hanno fatto pur non risiedendo in Italia e non avendo i requisiti richiesti o fornendone di falsi. Tuttavia, la procedura è andata a buon fine e gli indagati, una volta attivato il reddito di cittadinanza, si sono presentati in un ufficio postale di San Giovanni in Persiceto. E qui hanno ricevuto la carta apposita. Sulla carta elettronica ciascuno di loro ha poi ricevuto mensilmente l’importo previsto di 500 euro che è stato regolarmente incassato".

Ma le posizioni dei romeni non sono passate inosservate ad alcuni dipendenti delle Poste che, pur accertando la regolarità dell’iter previsto, si sono insospettiti e si sono rivolti al commissariato per segnalare quanto stava accadendo. Da questa segnalazione sono partite le indagini degli investigatori, che hanno permesso di scoprire la truffa messa in scena dagli stranieri.

"Da quanto finora accertato dalla nostra attività investigativa – continua il vicequestore – gli indagati risultano non presenti sul territorio nazionale e avrebbero percepito indebitamente la somma di circa 19.000 euro". Ma non finisce qui. Perché le indagini della polizia di Stato proseguono e non sono esclusi ulteriori colpi di scena. Gli investigatori della squadra di pg infatti stanno accertando il ruolo che ha avuto il patronato milanese nel presentare le domande di reddito di cittadinanza di persone che non ne avevano i requisiti. E ancora, è al vaglio la posizione in particolare di un romeno che, secondo l’ipotesi investigativa, sembrerebbe essere stato il ‘coordinatore’ delle carte del diritto di cittadinanza ottenute illegalmente.

In sostanza lo straniero, risultato presente spesso in un’altra provincia dell’Emilia Romagna, gestiva le carte intestate ai suoi connazionali. Sempre sul tema degli aiuti carpiti indebitamente dai furbetti, recentemente la guardia di finanza aveva scovato, a Molinella, delle persone che avevano percepito dei buoni spesa erogati dal Comune nel contesto dell’emergenza sanitaria. Buoni ottenuti illecitamente visto che questi residenti erano risultati essere in possesso del reddito di cittadinanza.

Pier Luigi Trombetta