Bologna, 13 giugno 2018 – Ha lasciato ricche le casse di Casteldebole e un po’ deserti i cuori dei bolognesi che in queste ore ne rimpiangono già i ricami d’autore sul campo.

Ma Simone Verdi nei suoi due anni sotto le Due Torri ha fatto molto di più: ha dimostrato che in un calcio anaffettivo e asservito alle logiche dei diritti tv, dei bilanci e delle plusvalenze (lui ne sa qualcosa essendo il protagonista involontario di una plusvalenza da quasi 20 milioni) c’è ancora spazio per un ragazzo dai modi gentili, dalla buona educazione e dai valori morali autentici, doti che, non meno dei 16 gol segnati sul campo, gli hanno permesso di entrare con umiltà e discrezione nel cuore dei bolognesi.

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Dopodiché nell’ora del commiato non mancano quei tifosi che sui social raccontano la loro disillusione per un epilogo che a gennaio sembrava già scritto («non ci si affeziona ai giocatori, ma solo alla maglia», è un refrain diffuso, anche se la maggioranza gli augura sinceramente il meglio per il dopo Bologna).

Resta il fatto che Verdi oggi salirà sull’aereo per le vacanze, e successivamente sul treno per Dimaro - la sede del ritiro estivo del Napoli - con le chiavi della città in tasca e insieme la consapevolezza che ogni volta che tornerà da queste parti sarà accolto come uno di casa. Anche perché le chiavi del suo cuore le possiede la bolognesissima Laura, la mezza mela che gli è caduta sul capo un anno e mezzo fa, nei giorni difficili in cui la frattura del malleolo lo costrinse a una sosta di quasi tre mesi all’Isokinetic. E’ lì che Cupido ha scoccato il dardo ed è lì che Laura gli ha trovato una collocazione sentimentale stabile, lui che anche nel campo degli affetti fino a quel momento era stato un po’ il fantasista alla ricerca della sua mattonella.

Trovato l’Amore con la ‘a’ maiuscola, che è poi la ‘elle’ mimata con indice e pollice con cui da tempo festeggia ogni suo gol, Simone in questi due anni ha trovato anche la riconoscenza dei bolognesi, che riservano sempre un’attenzione particolare nei confronti dei calciatori che accendono la fantasia del Dall’Ara con una giocata.

E’ questo il bel calcio che si sperava di poter ancora gustare, senza bisogno di farsi pagare da Donadoni il biglietto per una partita del Barcellona o del Real Madrid.

A proposito di Barcellona: in attesa che le zolle del Camp Nou le calpesti Simone, dieci giorni fa le ha calpestate Laura, infaticabile organizzatrice del Convegno Isokinetic che ha fatto di nuovo tappa nella metropoli catalana. Per organizzare il prossimo, che andrà in scena a Wembley, Laura attrezzerà un ufficio sotto il Vesuvio. Ma prima c’è il San Paolo, la nuova casa di entrambi.

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Ecco, di seguito, il testo integrale della lettera di addio.

Grazie Bologna! Un grazie grande, di cuore, per tutto quello che mi hai regalato in questi due anni, ed al tempo stesso anche un semplice arrivederci, perché qui in futuro vorrei costruire la mia casa e la mia famiglia. Come avevo detto a gennaio, a Bologna volevo completare il mio percorso di crescita e immaginavo che sarebbe potuto arrivare il momento di salutarci. Da oggi la vita mi porterà a cogliere nuove sfide con la maglia del Napoli in Italia, in Europa, nel mondo e se sarò in grado di giocarmele sarà anche grazie a quello che mi hanno dato questa squadra e questa città. La fiducia della società, dell’allenatore, dei miei compagni e dei tifosi, mi hanno insegnato a credere in me, dare più continuità e assumermi responsabilità. Mi hanno permesso di superare infortuni e di gestire vittorie e sconfitte (forse un po’ troppe…). In altre parole, mi hanno permesso di maturare come giocatore e soprattutto come uomo. Questi due anni sono volati e mi hanno regalato emozioni uniche, come entrare con la fascia di capitano, ascoltando i tifosi che urlavano il mio nome. Se chiudo gli occhi riesco a rivedere tutti i gol ed in particolare ne ricordo alcuni: la prima volta al Dall’Ara contro il Cagliari, il tiro al volo contro la Sampdoria, il gol contro l’Inter in casa, la doppietta su punizione contro il Crotone… Ma oltre alla palla in rete quello che ho nel cuore è l’emozione dei compagni che mi saltano addosso, la corsa verso Laura in tribuna, il mio cognome invocato dalla straordinaria tifoseria rossoblù, il mister che con sguardo di approvazione mi guarda dalla panchina. La verità è che il calcio è fatto di persone, persone che vivono di emozioni come tutti. E come Nino del grande De Gregori che “mise il cuore dentro le scarpe” così è per me ogni volta che scendo in campo. Sono stati momenti bellissimi per i quali devo anche ringraziare i dirigenti del club che hanno creduto nelle mie qualit, quando mi hanno acquistato in un momento difficile della mia carriera. Il calcio e la squadra sono però solo una parte del rapporto che ho con Bologna, il resto sono le meravigliose persone che ho conosciuto, i portici, i ristoranti, le colline. Una città bellissima che mi ha conquistato e che lascerò con la consapevolezza di andare in una città altrettanto bella e con un fascino speciale come Napoli. Ora è tempo di salutarci e di affrontare nuove sfide, sapendo che guarderò sempre con emozione i risultati del Bologna. Un grazie dal cuore.

Simone Verdi