Bologna, 20 febbraio 2020 - In realtà saremmo noi a doverlo ringraziare per il regalo che ci ha fatto, Sinisa Mihajlovic. Oggi compie 51 anni, lui serbo nato il 20 febbraio del 1969 in quella Vukovar che oggi è in Croazia. Da quando è tornato a Bologna, questa ricorrenza è sempre speciale. Un anno fa festeggiò in rossoblù i fatidici 50, stavolta tocca quota 51 dopo dodici mesi in cui può benissimo dire di aver vissuto almeno tre vite. Ci vorrà ancora tempo per poter dire quella parola che rappresenta l’unico vero dono desiderabile da quel fatidico 13 luglio scorso: ‘guarito’.

Almeno due anni, per stare un po’ tranquilli. Una cosa però è sotto gli occhi di tutti: nel frattempo Mihajlovic si sta riprendendo la sua routine quotidiana di allenamenti, partite e arrabbiature. E per ora ci accontentiamo. Di sicuro non basterebbe un romanzo per raccontare una vita piena di ogni prova che l’umana avventura può affrontare. Da giocatore ha vinto tutto con i club, ma non c’è un trionfo che non sia passato prima per il sacrificio e la sofferenza, non c’è una vittoria che non avesse alle spalle un dolore, una rinuncia.

Le ore innocenti nel campetto vicino a casa a calciare un pallone si sono presto trasformate nel lavoro febbrile per imparare a calciare di sinistro, lui che nasce ambidestro, in modo unico. Al punto che le traiettorie delle sue letali punizioni sono state studiate dall’università, perché facevano gol anche alla fisica. Letale è stata anche la guerra, una prova personale che spiega moltissimo del suo carattere combattivo. Dopo la sopravvivenza fisica, c’era anche quella psicologica da conquistare: è probabile che diventare Sinisa, con la grinta da macho, fosse l’unico modo per sopravvivere con un equilibrio interno a quello che aveva visto di persona. «A volte di anni penso di averne 150, per tutto quello che ho già vissuto».

E’ stato povero, oggi gira in Porsche e i soldi non sono più un problema. Un tumore ai polmoni gli portò via il padre, questo ricordo forse gli ha salvato la vita perché lo convinse a fare i test che trovarono la leucemia. L’ennesima battaglia. E il regalo per noi? E’ molto semplice: non è obbligatorio farsi piacere Mihajlovic e le sue idee, politiche, religiose, sportive. Lui non si preoccupa di compiacere, a volte sembra ci sguazzi, tra le polemiche. Eppure è indiscutibile che il suo comportamento nell’affrontare a testa alta il calcio come la malattia, una partita come un ciclo di chemioterapia, sia d’esempio per tutti. E per questo oggi, nel giorno di un compleanno diverso da tutti quelli precedenti, forse siamo noi a dover ringraziare lui. Buon compleanno Sinisa.

(Oggi in edicola con il Carlino un inserto speciale dedicato al compleanno di Mihajlovic)

Il video del Bologna: ecco chi fa gli auguri a Mihajlovic