Lucio Dalla e Augusto Binelli sotto lo sguardo di Alberto Bucci
Lucio Dalla e Augusto Binelli sotto lo sguardo di Alberto Bucci

Bologna, 4 marzo 2017 - Come le Due Torri. Lucio Dalla e Augusto Binelli insieme al palasport di Bologna (non ancora PalaDozza) in una sorta di set fotografico per un servizio, che fece storia, per i Giganti del Basket.

E’ il tardo autunno del 1983, forse una domenica mattina, Augusto Binelli, all’epoca giovane gigante di 214 centimetri, appena rientrato da un’esperienza negli Stati Uniti alla Lutheran High School, riceve un ordine che non può che eseguire. «L’avvocato Porelli, che rappresentava la Virtus, con i suoi modi spicci mi disse: ‘Domattina presentati alle 10 al palazzo. Pronto per giocare’».

Augusto non batte ciglio e ipotizza che, essendo rientrato da poco dagli States, possa essere il soggetto per un servizio. Mai, invece, avrebbe pensato che… «Lo ricordo come fosse oggi – spiega sorridendo –. Mi cambio e mi siedo in panchina. Ma dalla scaletta che dagli spogliatoi porta al campo vedo salire lui. È Lucio Dalla. Sono rimasto senza parole per qualche minuto. Sapevo cosa significasse Lucio per Bologna e per la musica, ero quasi stordito». Più di mezzo metro (d’altezza) di differenza, ma un feeling immediato. «Della differenza di statura non ne abbiamo parlato. C’erano Alberto Bucci, il coach, e l’avvocato Porelli che, seduto in panchina, sovrintendeva tutto. Lucio aveva un grande controllo di palla, un ottimo tiro. Si vedeva che conosceva bene i fondamentali della pallacanestro». «Sarei stato un grande playmaker – amava dire Lucio –. Mi ha fregato solo l’altezza».

Due ore piacevoli, giocando, tirando, chiacchierando, ma senza mai cantare. «Per fortuna che Lucio non mi spinse a farlo. Si sarebbe accorto che le mie doti canore non erano poi così buone».

«Ci siamo rivisti qualche volta – prosegue Augusto –. Da Vito, a mangiare, oppure al palazzo perché Lucio spesso era in parterre. Non abbiamo più parlato di quel curioso servizio. Ma a me quell’episodio è sempre rimasto dentro. Anche perché era l’incontro con uno dei miti della musica».

Augusto non è tipo da concerti, ma nella sua playlist ci sono almeno un paio di brani del grande Lucio. «Su tutti ‘Attenti al lupo’ – aggiunge –. Mi mette allegria, di buon umore. E poi ‘Caruso’. Quando venne fuori la notizia che Lucio ci aveva lasciati per sempre la mia mente è andata immancabilmente a quel 1983. E quando ho rivisto le foto di quel servizio la nostalgia e il rimpianto sono stati ancora più forti». Lucio e Augusto, Augusto e Lucio: per un giorno, in piazza Azzarita, la rappresentazione umana della Garisenda e della Asinelli, le Due Torri di Bologna. Il simbolo di una città.

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