ELIDE GIORDANI
Cronaca

Allergia al polline, ecco come difendersi. “Mascherine e vaccini”

La dottoressa Paolucci, responsabile di Pneumologia del ’Bufalini’: “Siamo tornati alla fase pre Covid. Ma ora c’è maggiore attenzione verso la propria salute, anche se l’incidenza resta più o meno la stessa”

Allergie di stagione: ecco come difendersi

Allergie di stagione: ecco come difendersi

Cesena, 11 aprile 2023 – C’è chi s’immerge festante nella natura che rifiorisce e chi quel rifiorire lo fugge come il diavolo. Sono le persone allergiche ai pollini. Tutte quelle che hanno un sistema immunitario che, lancia in resta come davanti ad un nemico, combatte alcune sostanze, di per se innocue, presenti nell’aria e negli ambienti. Per chi ne soffre è un vero inferno. Occhi irritati, naso che cola e che si tappa, asma, testa nel pallone, prurito ma anche dolori intestinali. E se durante i vari lockdown il fenomeno ha concesso un po’ di respiro ora le allergie si ripresentano con tutto il loro carico di fastidi. "Siamo tornati alla fase pre Covid" dice la dottoressa Elisa Paolucci, allergologa, responsabile del servizio di Pneumologia e Endoscopia Bronchiale dell’ospedale Bufalini.

Dottoressa Paolucci, non è cambiato nulla dal Covid in qua?

"Sì, qualcosa è cambiato. C’è una maggiore attenzione verso la propria salute ma l’incidenza delle allergie resta più o meno la stessa, caratterizzata, tra l’altro, da una consistente presenza di giovani, che si sottopongono ai test cutanei, i prick test. E’ un trend positivo, non tanto riferito al numero dei casi, ma all’attenzione delle persone".

E tra gli adulti?

"Si nota un ricorso maggiore al nostro servizio forse condizionato anche dal fatto che la fine della pandemia ha accelerato la possibilità di accedere alle visite".

Può servire riadottare la mascherina, almeno per chi soffre di allergie alle sostanze presenti nell’aria?

"E’ una buona abitudine , soprattutto contro le polveri e i pollini, che sono elementi scatenanti delle crisi allergiche. Rappresentano una barriera meccanica che riduce le reazioni, sia in primavera contro i pollini che in inverno in cui la nebbia funge da veicolo, frenano i batteri, la bronchite, l’influenza. Lo abbiamo constatato durante il Covid in cui avevamo registrato un crollo delle crisi allergiche". Che altro si può fare?

"Consiglio il lavaggio nasale, per ridurre il tempo di contatto tra la mucosa e gli allergeni. Ma anche l’assunzione di antistaminici e, per i pazienti particolari, si può adottare una terapia vaccinale di contrasto a specifici antigeni. Ma quest’ultima scelta deve passare attraverso una valutazione specialistica mirata sulle condizioni del paziente".

E complicato stabilire quali sono gli antigeni contro cui armarsi di vaccino?

"No. Si parte da una valutazione pneumologia e allergologica in cui si raccolgono gli elementi amnanestici del paziente, che già conosce le situazioni che determinano le crisi, poi si effettua il test cutaneo attraverso il contatto con le sostanze a cui il paziente può essere allergico. Se tale contatto dà luogo ad una reazione ecco identificato l’antigene. E’ un esame che dura non più di 20 minti e si fa in ospedale poiché la reazione può essere importante".

Identificato l’antigene qual è il passo successivo?

"Si possono adottare dei vaccini a largo spettro, ma non sempre risolvono la situazione. Quelli più efficaci sono selettivi, indirizzati a specifici antigeni, e sono a spese del paziente. Ma bisogna anche agire a livello ambientale, bonificare i luoghi ed evitare quelli dove si concentrano le sostanze che provocano l’allergia. Nei casi gravi è bene dotarsi di cortisone. Ogni paziente viene istruito allo scopo".