Una schermata di Immuni, la app per il tracciamento del coronavirus (Ansa)
Una schermata di Immuni, la app per il tracciamento del coronavirus (Ansa)

Cesena, 2 giugno 2020 - Immuni, la app a cui è affidato il tracciamento delle relazioni da cui potrebbe scaturire un contagio da Covid-19, è sulla rampa di lancio. Ha battuto il passo per qualche giorno in più rispetto al garrire della sua bandiera nei giorni roventi dei focolai che ci hanno costretto all’isolamento, ma ora ci siamo. Domani parte la sperimentazione in alcune regioni. E tra timori di essere nudi davanti al rischio di una manipolazione dei dati personali, un certo scetticismo, un po’ di diffidente pigrizia, e qualche ragionata posizione pro o contro, prende quota anche il dibattito.

Per cominciare c’è la scelta del sistema operativo su cui far girare la app, sarà inevitabile tenere il bluetooth acceso sia che si scelga di farla viaggiare su Google, Apple, Android, mentre restano esclusi Huawei e Honor. Ma sullo sfondo fanno la loro delinquenziale apparizione i virus informatici che boicottano la funzionalità della app.

Occhio in particolare al virus FuckUnicorn che dietro la falsa funzione di veicolare Immuni prende in ostaggio i dispositivi e chiede un riscatto. Attenzione e responsabilità dunque, poiché da una parte si può incorrere in problemi antipatici e dall’altra nel rischio di ignorare un dispositivo che può avere una sua utilità nel combattere la pandemia .

Per questo mettiamo a confronto due tesi che ci arrivano da due cattedratici cesenati. In una, quella del professor Bianchi, il rigetto è netto e motivato, nell’altra, quella del professor Alai, il sostegno è altrettanto chiaro tant’è che il professore illustra uno strumento simile a Immuni, già oggi a disposizione, messo a punto dai ricercatori informatici della sua Università, quella di Urbino.