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29 apr 2022

Bonci, Pollini esce di scena "Mi dedicherò ai nipoti"

Dal 1° giugno il direttore del teatro va in pensione dopo 42 anni di attività "Forse farò una pubblicazione sulle gloriose vicende della nostra cultura"

elide giordani
Cronaca
Franco Pollini sul palco del Bonci
Franco Pollini sul palco del Bonci
Franco Pollini sul palco del Bonci

di Elide Giordani

Con Franco Pollini, a riposo dal 1° giugno, va in pensione anche la gestione del Bonci affidata ad un direttore. Pollini, attivo alla Cultura da 42 anni, ha svolto il ruolo di direttore del nostro glorioso teatro per oltre venti anni, ossia da quando, alla fine degli anni ’90, il Comune optò - non senza la fiera opposizione di molti - per l’affidamento della sua gestione alla società Ert, di cui il Comune è socio. Dal 1° giugno la figura del direttore tramonta, sostituita da un coordinatore, già identificato in Cosetta Nicolini, a suo tempo manager della compagnia teatrale Raffaello Sanzio.

Franco Pollini, cosa cambierà per il Bonci?

"Non molto, in fondo tra direttore e coordinatore può esserci solo una sfumatura. Peraltro gli altri teatri di Ert, ossia Modena, Bologna, Vignola, Castelfranco Emilia, non hanno un direttore. E’ un ruolo che mi sono portato dietro quando ho dovuto scegliere tra Ert e il Comune lasciandomi alle spalle tante esperienze importanti come il San Biagio, le Arti, i Servizi Culturali". Con quale spirito, oggi, lascia il suo ruolo?

"Soddisfatto ma con la consapevolezza che chi verrà dopo avrà più difficoltà. Come tutti, però, anche preoccupato per i cambiamenti che mi attendono".

Come vede oggi a distanza di oltre 20 anni l’esternalizzazione della gestione del Bonci?

"Da dirigente comunale, ossia fino al duemila, mi ero battuto perché questo non avvenisse. In quel momento il Bonci era all’apice della sua fortuna, era stato restaurato e aveva cartelloni di grande spessore, come oggi non sarebbero più possibili. Ma è intervenuta una decisione politica e, insieme a tanti altri, mi sono adoperato affinché la soluzione trovasse la giusta attuazione, del resto Ert era ed è un organismo di alto profilo nazionale. Oggi sono convinto che fare parte di una struttura produttiva sia una scelta importante".

Bilancio positivo, dunque?

"Il problema è che non abbiamo una controprova, in più, in mezzo, c’è stato il calo rilevante del contributo economico della città…".

Il 30 per cento in meno in venti anni.

"Appunto. Si è dovuto rinunciare alla stagione estiva e ridurre fortemente quella musicale. Tutto questo non può essere attribuibile ad Ert. In più la prosa e il teatro contemporaneo non hanno vissuto un ventennio favorevole. Ert ha portato la sicurezza di una struttura importante anche se la parte produttiva, a causa della mancanza di produzioni di prosa, non è stata rilevante come si sperava. Ora si tratta di capire in quali ambiti il nostro teatro potrà operare nei prossimi anni".

Qual è oggi il budget che il Comune versa al Bonci?

"Novecento mila euro. La punta è stata un milione e trecento mila euro dieci anni fa. Ma ai tempi d’oro c’erano anche i 150 mila euro della Fondazione Carisp e non è stato possibile far intervenire altri sponsor".

Avrà un baule pieno di ricordi, li lascerà alla polvere?

"Cercherò di mettere un po’ di ordine, benché io sia abbastanza convulso. Forse farò una pubblicazione, di contributo, perché non si dimentichino, alle vicende di questi ultimi 50 anni gloriosi di cultura cesenate". Che farà dal 1° giugno?

"Sarò un cittadino militante, in attenzione sulla città. Poi ho quattro figli e cinque nipoti, temo che stiamo meditando di coinvolgermi in qualche loro progetto".

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