La villetta del massacro
La villetta del massacro

Cesenatico, 16 luglio 2019 - Paola Benini, 57 anni, condannata in primo grado a 24 anni di reclusione per l’omicidio dello zio Alfredo Benini, non dovrà attendere l’appello in carcere. Lo ha comunicato lo stesso Tribunale di Forlì attraverso una ordinanza di revoca della misura cautelare trasmessa a Paola Benini, al pm Sara Posa che segue il caso, al carcere circondariale di Forlì, ai carabinieri, ai legali della Benini Francesco Pisciotti di Rimini e Flora Mattiello di Cesenatico, ed ai legali Simona Arrigoni e Raffaele Pacifico di Cesena che tutelano invece le sei persone costituite parte civile, parenti di Alfredo Benini.

La Corte d’Assise ha quindi accolto la richiesta presentata la settimana scorsa dalla pm Posa. La notizia è stata accolta con grande soddisfazione da Paola Benini e dai suoi avvocati, mentre la stessa cosa non si può dire per i parenti ed i loro legali da sempre sono convinti della colpevolezza della donna. Ricordiamo che Paola Benini in primo grado, il 14 giugno scorso, è stata condannata a 24 anni di reclusione per l’omicidio dello zio Alfredo Benini: si professa da sempre innocente.

Secondo i giudici di primo grado è lei la colpevole della brutale aggressione avvenuta il 15 ottobre 2017, quando Alfredo Benini, all’epoca 87enne, disabile ipovedente, in pieno giorno venne picchiato in volto e alla testa, all’interno della sua abitazione in via Santarelli. I giudici ritengono Paola Benini colpevole di aver prima aggredito il parente anziano a mani nude poi con un corpo contundente mentre questi era già riverso a terra seriamente ferito. Da quella terribile aggressione l’anziano non si ristabilì mai più, fu sottoposto ad un delicato intervento chirurgico alla testa e a lunghe cure negli ospedali. Poi le sue condizioni si aggravarono irrimediabilmente e morì il 13 maggio 2018.

Sin dall’inizio le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Cesenatico e del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Forlì-Cesena, portarono nella direzione di Paola Benini con un movente di natura economica. La donna era sottoposta agli arresti domiciliari ed ora è libera, infatti secondo la Corte d’assise non c’è il pericolo di reiterazione del reato, di una fuga o di un inquinamento delle prove che sono i motivi per cui in questi i casi, secondo la legge, le persone condannate o accusate devono rimanere in carcere.