Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
il Resto del Carlino logo
1 mag 2022

Sfrecciava il ‘velocipite’ tra lo stupore dei cesenati

Nel 1839 la prima apparizione della bicicletta in città: il ravennate Mazzesi percorse quattro volte il tragitto tra Porta Santi e Porta Fiume

1 mag 2022
gabriele papi
Cronaca
L’evoluzione della bicicletta in un’illustrazione d’epoca
L’evoluzione della bicicletta in un’illustrazione d’epoca
L’evoluzione della bicicletta in un’illustrazione d’epoca
L’evoluzione della bicicletta in un’illustrazione d’epoca
L’evoluzione della bicicletta in un’illustrazione d’epoca
L’evoluzione della bicicletta in un’illustrazione d’epoca

di Gabriele Papi

Bicicletta: passione per molti e compagna di vita quotidiana per tanti romagnoli e romagnole, l’altro ieri come oggi. Abbiamo ripescato al riguardo una chicca storica poco conosciuta: la prima apparizione del “velocipite”- allora si chiamava così- a Cesena, quasi due secoli fa. Correva il maggio del 1839, per la precisione il giorno 16. Destò stupore e meraviglia tra i cesenati l’esibizione, la ‘carriera’ (nome arcaico delle corse) del ravennate Giovanni Mazzesi. Il percorso di gara prevedeva l’andata e ritorno, per quattro volte consecutive, tra Porta Santi e Porta Fiume. Il coraggioso velocipedista impiegò meno di mezzora per compiere il circuito. Provando a immaginare lo stato delle vie cittadine di allora, tra selciati e buche, fu una impresa tipo quelle dei corridori odierni sul pavè della mitica Parigi-Roubaix. Non sappiamo bene come fosse costruito quell’antenato della bicicletta: per provare a darne un’idea, proponiamo ai lettori una mini storia della bicicletta per immagini tratta da una vecchia enciclopedia. Intermezzo storico linguistico: velocipite, velocifero, biciclo sono i primi nomi, al maschile, del nuovo mezzo di locomozione. Poi, lungo l’800, trionfa la definizione al femminile: bicicletta, dal francese ‘bicyclette’, forse anche per il senso di libertà, di trasgressione, di novità che il nuovo mezzo proponeva. Non a caso nell’Esposizione Universale di Parigi del 1896, la trionfante bicicletta era stata definita ‘la piccola regina’. A proposito: ad una antecedente Esposizione parigina era stato esposto anche un biciclo, in legno pregiato, dell’ebanista cesenate Luigi Ricci: segno che la bicicletta aveva già conquistato il cuore e l’attenzione degli artigiani romagnoli e degli appassionati di corse (vien da pensare che la passione per ogni tipo di corse sia stampato nel Dna romagnolo). Le continue invenzioni e migliorie tecniche (nuove catena di trasmissione ai pedali, primi freni, telai in metallo, i pneumatici in gomma Dunlop) correvano di bocca in bocca anche in provincia. Fine 800, a Cesena: era già attivo il ‘Veloce Club’, gite, corse e veglioni di autofinanziamento. Certo, nei primi tempi, le biciclette erano ancora costose. Lo raccontano i versi burleschi del romagnolo Stecchetti (nome d’arte di Olindo Guerrini).”Io corro, io volo sulla biciclettavero ideal delle cavalcature chi soffre di emorroidi e di bolletta mi invidi pure”. Anche il nostro Renato Serra, letterato ma non topo di biblioteca, amava la sua bicicletta, una fiammante Peugeot: tra gite fino a Firenze e veloci sprint con gli amici lungo il Viale Mazzoni, quando non c’era il mercato. Intanto nascevano anche da noi fior di officine e laboratori che realizzavano biciclette di qualità, per ogni gusto e tasca. Anche per le donne. La bicicletta, nel tempo, cambiava il costume. 1935: fa furore un’allegra canzone in dialetto romagnolo di Secondo Casadei, “Un bès in biciclèta” (un bacio in bicicletta), nota e richiesta ancora oggi. Lui chino sul manubrio ma non solo, lei sul cannone: volendo, ci si può baciare. “Provate, provate burdèli (ragazze) e poi mi darete ragione è un bacio che vi farà vedere le stelle è una soddisfazione…”.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?