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27 mar 2022

Unità cinofile al lavoro contro esche avvelenate

L’operazione ’Chimera’ ha messo in campo sei Uca dei carabinieri forestali alla ricerca dei bocconi letali

27 mar 2022
gilberto mosconi
Cronaca
Unità cinofila al lavoro nella recente operazione nel. Parco nazionale
Unità cinofila al lavoro nella recente operazione nel. Parco nazionale
Unità cinofila al lavoro nella recente operazione nel. Parco nazionale
Unità cinofila al lavoro nella recente operazione nel. Parco nazionale
Unità cinofila al lavoro nella recente operazione nel. Parco nazionale
Unità cinofila al lavoro nella recente operazione nel. Parco nazionale

di Gilberto Mosconi

Sei unità cinofile antiveleno provenienti da tutta Italia, le Uca dei Carabinieri Forestali, hanno eseguito, nell’ambito dell’operazione ’Chimera’, sopralluoghi preventivi in alcune aree del territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, l’area protetta del crinale tosco-romagnolo, uno straordinario ambiente naturale popolato da varie migliaia di animali selvatici. In particolare, in quella occasione, che ha rappresentato anche un’opportunità addestrativa, i cani antiveleno hanno annusato, alla ricerca di esche avvelenate, varie aree dai territori di Chiusi della Verna a Monte Savino, zone dove anche nel recente passato erano stati segnalati casi di avvelenamento di cui sono rimasti vittima animali anche particolarmente protetti. L’operazione ’Chimera’ era finalizzata dunque a contrastare il rilascio di bocconi avvelenati, una pratica scellerata purtroppo incredibilmente diffusa, che scaturisce da un comportamento umano delittuoso, a dir poco riprovevole e assolutamente da condannare più che duramente, moralmente e penalmente secondo le disposizioni di legge: "Siamo molto lieti di ospitare una Unità cinofila antiveleno nel territorio del Parco Nazionale, al servizio di un’area estesissima, che va oltre i confini del Parco stesso - dice Luca Santini presidente del Parco - Il fenomeno del rilascio di esche avvelenate è una pratica molto più diffusa di quanto si possa pensare. Una pratica che purtroppo è in grado di provocare danni importanti, e varie volte letali, alla sopravvivenza anche di specie animali selvatiche rare, di interesse nazionale ed europeo, come l’orso, il lupo, il nibbio reale ed altri animali. Questo deprecabile fenomeno si estende, come è risaputo, anche agli animali di affezione, quali gatti e cani".

E per restare soltanto a qualche caso di questi primi mesi dell’anno di cui si è venuti a conoscenza (ma, si può dire, che purtroppo ve ne saranno stati altri rimasti sconosciuti), in febbraio nel territorio di Selvapiana di Bagno due cani si sono salvati grazie alle immediate cure ricevute da parte dei loro padroni. Purtroppo invece qualche giorno fa due cani, dopo aver ingoiato bocconi avvelenati, hanno fatto una brutta fine nella zona di Paganico di San Piero. E in questi ultimi giorni di marzo, notizie di avvelenamenti di cani, che avevano ingoiato esche sparse per terra, arrivano anche da Alfero di Verghereto.

In un post sui social, oltre a durissime invettive contro la cattiveria dell’autore (o degli autori) che ha sparso per terra quei bocconi, si riferisce di un cane e di un gatto avvelenati, anticipando che sarà effettuata denuncia alle autorità.

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