di Paola Pagnanelli "Non ce la sentiamo ancora di parlare. Ma lo faremo quanto prima". Per ora hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere gli avvocati civitanovesi Emanuela Scoppa e Claudio Monterotti, accusati di aver approfittato di due due anziani per mettere le mani sul loro patrimonio milionario. E per ora, il divieto di avvicinamento alla vittima e il braccialetto elettronico restano confermati. Ieri, in tribunale a Macerata, si è...

di Paola Pagnanelli

"Non ce la sentiamo ancora di parlare. Ma lo faremo quanto prima". Per ora hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere gli avvocati civitanovesi Emanuela Scoppa e Claudio Monterotti, accusati di aver approfittato di due due anziani per mettere le mani sul loro patrimonio milionario. E per ora, il divieto di avvicinamento alla vittima e il braccialetto elettronico restano confermati. Ieri, in tribunale a Macerata, si è tenuto l’interrogatorio di garanzia. Assistiti dagli avvocati Federico Valori e Francesco De Minicis, i due indagati, molto provati, hanno scelto per ora la strada del silenzio; Scoppa è anche scoppiata in lacrime. "Ma quanto prima – hanno spiegato i difensori – chiederemo un interrogatorio in procura per dare la nostra versione". Il gip preliminari Domenico Potetti ha dunque confermato le misure imposte ai due professionisti: l’interdizione per un anno dalla professione quanto alla cura degli interessi della vittima; il divieto di comunicazione e avvicinamento alla vittima, mantenendo una distanza minima da controllare con i braccialetti elettronici. Le accuse per loro sono di circonvenzione di incapace e falsificazione di testamento. Gli avvocati avrebbero gestito il patrimonio di una ricca vedova civitanovese. Alla sua morte, un anno fa, sarebbe spuntato un testamento che attribuiva diversi beni a Scoppa, mentre Monterotti si sarebbe intanto fatto nominare amministratore di sostegno del figlio dell’anziana, un ultrasessantenne molto provato dalla scomparsa della madre. Era però intervenuta la procura, c’era stata la nomina di un altro amministratore di sostegno ed era subito partito un contenzioso sul testamento, dichiarato falso nel corso del procedimento civile. Intanto, con le indagini coordinate dal sostituto procuratore Vincenzo Carusi, erano partite anche le intercettazioni, e proprio nelle conversazioni registrate, per l’accusa, sarebbero le prove della commissione dei reati. La Finanza ha sequestrato anche un milione e mezzo di euro, cioè parte del capitale che avrebbe ricevuto Scoppa in eredità. "In realtà – precisano gli avvocati Valori e De Minicis – nessuno ha mai preso un euro. Il testamento è stato subito contestato, e i due indagati non hanno potuto gestire nulla del patrimonio della defunta".