Il relatore Andrea Martini con Lorenzo Marconi dell’Anpi durante l’incontro a scuola
Il relatore Andrea Martini con Lorenzo Marconi dell’Anpi durante l’incontro a scuola

Civitanova Marche (Macerata), 30 novembre 2019 - «La nostra idea è di portare la questione al ministero dell’istruzione, perché non si può avere nelle scuole un insegnante che non conosce la Costituzione». Parole di Annita Pantanetti, presidente dell’Anpi di Civitanova, sul dibattito che si è creato giovedì ai licei Da Vinci tra un docente ed esponenti dell’associazione partigiani. All’incontro era presente Lorenzo Marconi, presidente provinciale dell’Anpi.

Marconi, a suo avviso perché si è arrivati a questo scontro?
«Non è uno scontro. È da notare che il docente era fuori dall’auditorium durante il mio intervento e quello del relatore (Martini, ndr ). È entrato solo alla fine per fare il suo ’numero’».

Il professore parlava della necessità di un contraddittorio. Cosa ne pensa?
«Lui ha tutto un anno scolastico per svolgere la sua ’missione’, gestendo come meglio reputa il rapporto con gli studenti. Se almeno fosse stato ad ascoltarci, avrebbe potuto dare un suo contributo. Poi, contraddittorio rispetto a che? Quale avrebbe dovuto essere? La ricerca storica è libera, la comunità scientifica certifica le realtà. Non un «Tizio e Caio». C’è poi un giudizio politico e morale. E qui non c’è nessun confronto da svolgere con chi si richiama a certa storia, con chi cerca di rivalutarla o si pone con criticità nei confronti di coloro che hanno fatto la Resistenza e dato la vita per la Costituzione. Impossibile negare un processo storico».

Lei ha bollato come provocazione l’intervento dell’insegnante: perché? Il docente non ha espresso liberamente le sue opinioni?
«Dal punto di vista educativo era semmai necessario restare nel merito delle questioni. Non avendo ascoltato quanto abbiamo detto, ha parlato di tutt’altro».

Si parla tanto di fascismo e nuove forme di fascismo: secondo lei, come vanno affrontati certi temi a scuola?
«Abbiamo provato a offrire i risultati di una ricerca su una situazione abbastanza delicata (il periodo dopo Mussolini e i processi ai fascisti, ndr ), parlando della situazione in cui le istituzioni si stavano formando e avevano tentato di incanalare in termini giuridici quel desiderio di giustizia, in un contesto dove si trovavano forti spinte di rivalsa. Un incontro per far comprendere ai ragazzi la complessità del processo che si era attivato. Poi, invece, ci sono state le argomentazioni del professore sulla libertà di coscienza e sul fatto che certe forme di pensiero non sono qualificate. C’è una verità storica che lui pensa sia sua, ma noi abbiamo parlato in termini di ricerca storica. Lui è un docente, dovrebbe sapere di cosa stiamo trattando».

Come Anpi prenderete provvedimenti?
«Continueremo a denunciare quei gruppi o azioni che, dietro la libertà di coscienza, rischiano di fare apologia nei confronti di soggetti più deboli».