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25 mag 2022

Nessuna bancarotta, Cerolini assolto

L’imprenditore era accusato per la gestione della Civitanovese. L’avvocato Di Bonaventura: dimostrate l’esistenza e la corretta tenuta dei libri contabili

25 mag 2022
paola pagnanelli
Cronaca
L’avvocato Massimo Di Bonaventura, difensore di Giuseppe Cerolini
L’avvocato Massimo Di Bonaventura, difensore di Giuseppe Cerolini
L’avvocato Massimo Di Bonaventura, difensore di Giuseppe Cerolini
L’avvocato Massimo Di Bonaventura, difensore di Giuseppe Cerolini
L’avvocato Massimo Di Bonaventura, difensore di Giuseppe Cerolini
L’avvocato Massimo Di Bonaventura, difensore di Giuseppe Cerolini

di Paola Pagnanelli

Nessuna bancarotta fraudolenta nella gestione della Us Civitanovese per Giuseppe Cerolini, assolto ieri dal tribunale di Macerata.

La vicenda parte dal fallimento del 2015 della società sportiva, all’epoca presieduta da Luciano Patitucci. Cerolini, in quel periodo lanciatissimo in diverse attività, tra cui famosi bar e ristoranti della costa, la comprò all’asta riportando in campo i colori rossoblù, sotto il nome di "Unione sportiva Civitanovese società sportiva dilettantistica". A marzo del 2016, la squadra vince il campionato di Eccellenza e si prepara alla serie D.

Ma a quel punto Cerolini, che aveva in piedi una galassia di attività in Italia e all’estero, viene travolto dalle inchieste e il 21 luglio 2016 finisce in arresto con l’accusa di una frode fiscale milionaria. A luglio del 2017, anche la Us Civitanovese è dichiarata fallita. E da quella procedura nascono le accuse all’ex patron, imputato di bancarotta fraudolenta per non aver tenuto le scritture contabili obbligatorie in modo regolare, allo scopo di non consentire la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari danneggiando i creditori, cioè fornitori, fisco e Lega Calcio.

Nel corso del processo però l’avvocato difensore Massimo Di Bonaventura ha dimostrato che le scritture contabili esistevano ed erano in mano a un contabile; a novembre del 2016, un furto in via del Torrione, subito denunciato alla polizia dall’avvocato Domenico Basile, aveva fatto sparire macchinari e documenti. Ma il ragioniere che seguiva la società, ieri in tribunale, ha ribadito che le scritture c’erano ed erano regolari.

Chiusa l’istruttoria, il pubblico ministero Rita Barbieri ha chiesto la condanna a quattro anni di reclusione per Cerolini. Il collegio, invece, ha condiviso la ricostruzione fatta in aula dalla difesa dell’imputato, assolvendo Giuseppe Cerolini "perché il fatto non costituisce reato".

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