Bologna, 22 ottobre 2021 - Vite da millennials: nati tra gli anni Ottanta e metà Novanta, quasi trentenni fino al limite dei 40, Generazione Y, nativi digitali. Chiamateli come volete, ma i figli del 2000 e dei social network sono in politica e decidono le vostre – le nostre – vite. E’ un cambio netto che coinvolge buona parte della regione, ma non riguarda, purtroppo, abbastanza donne. Soprattutto nelle città principali. La domanda, dunque, è semplice: quale impatto avrà il plotoncino di giovani amministratori sulle comunità? Da Enzo Lattuca, il più giovane parlamentare Pd poi sindaco di Cesena, a Edoardo Accorsi di Cento. 

Intanto. Non basta un’etichetta: avere 30 anni non significa in automatico essere giovani, o guardare ai giovani in politica. Andiamo oltre la presenza sui territori e i marketing digitali che possono essere un contorno. Serve una spinta al lavoro, prima di tutto: servono misure di sostegno a chi esce dagli stage. Bisogna chiedere, con pressing politico, l’eliminazione dei tetti ’mensili’ dei contratti a termine: l’assunzione a tempo indeterminato per un millennial non è quasi mai possibile, dunque perché limitarsi a soli 24 mesi, escluse sparute deroghe, in un’azienda?

E poi il tema famiglia: ho amiche che diventano mamme e sono escluse, giocoforza, da avanzamenti e promozioni. Poche aziende danno bonus per le baby sitter, ancora meno favoriscono lo studio e l’aggiornamento. E le tasse? E la gestione delle notti nelle città? Generazione Y, avanti!